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lunedì, 21 agosto, 2017 9:28

Biennale di Venezia 2013. Il Palazzo Enciclopedico

biennale-venezia-2013Proviamo allora a mettere in ordine questa nuova arte. Come un’Enciclopedia. E proviamo a farlo attraverso la lettura che il più giovane curatore nella storia della Biennale, Massimiliano Gioni, ha messo a disposizione degli amanti dell’arte, e della mondanità.

Quel pubblico che non ha paura del caldo soffocante di Venezia e che ogni due anni affronta la laguna per questo tour de force che secondo Gillo Dorfles sarebbe la causa della perdita di non pochi chili. Come sempre, tra l’Arsenale e i Giardini, si articola la kermesse artistica più importante in Italia e nota a livello mondiale. La 55° edizione non è certo da meno, e tra personaggi più o meno famosi della cultura, vere star e starlette, inizia il balletto caotico della Biennale che si concluderà, ad oggi sembra senza feriti, il 24 novembre.

Un Arsenale insolitamente “museificato”. L’ossessione conoscitiva dell’arte tutta si articola in un mondo che passa veloce dal naturale all’artificiale, dal geologico al virtuale, dal floreale al digitale attraverso i nomi noti di Cindy Sherman e Linda Fregni Nagler, e i nomi antichi di André Bréton e Pier Paolo Pasolini.

Biennale2013-tino-sehgalAbbiamo già il vincitore dell’agognato Leone d’Oro: Tino Sehgal. Giovane artista nato a Londra ma di origini indiane che in pochi anni ha collezionato inviti dalla Documenta di Kassel, al Guggenheim di New York e persino nella nostra Milano presso la Fondazione Trussardi. « Un lavoro che apre i confini delle discipline artistiche » afferma la Giuria e che fa dialogare i corpi in un’unione di qualità espressive e sonore senza possibilità di replica o filmati. Così vuole l’artista e così deve volere lo spettatore.

Un’opera d’arte fatta di persone vince la Biennale. Chissà cosa avrebbero detto i fondatori della Prima Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia. Era il 1895 e un manipolo di intellettuali capitanati dal Sindaco Selvatico si buttarono nell’impresa di costruire un Palazzo dell’Arte ai Giardini, ad oggi il Padiglione Italia, nel quale far confluire l’arte più nuova che si potesse immaginare, all’epoca. Vinse il premio popolare un certo Giacomo Grosso, pittore dell’Accademia Albertina, con un quadro sul quale pure il Papa intimava la censura. Si chiamava Supremo Convegno: donne nude, in un luogo sacro, che ballano attorno al feretro aperto di un libertino. Assolutamente irrispettoso, ma il pubblico lo amava. Peccato che il quadro fu venduto agli americani per 10.000 lire e scomparse in un incendio forse doloso.

1895: fecero scandalo delle donne nude. 2013: premiamo l’opera con le donne vestite?

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