Echeion RSS
lunedì, 21 agosto, 2017 11:48

Estoy viva di Regina Josè Galindo a Milano

reg2 Quando tra l’arte e il corpo non c’è più un confine identificabile. È l’artista guatemalteca Regina Josè Galindo, che è in mostra dal 25 marzo al PAC di Milano con una nuova forte e affascinante personale, Estoy Viva, con lavori inediti e alcune tra le sue opere più significative.

L’esposizione, curata da Diego Sileo ed Eugenio Viola e prodotta dal PAC e Civita, ripercorre il cammino dell’artista attraverso fotografie, sculture, video e disegni, organizzati in un percorso strutturato per rimandi. L’artista affronta i grandi temi della violenza, dell’abuso, dei soprusi e delle ingiustizie portandoli dentro di sé, nel suo corpo e sul suo corpo, quasi facendosene carico. Nata a Guatemala City nel 1974, è proprio dal suo Paese che inizia la sua riflessione e la sua protesta silenziosa, un Paese costantemente instabile a livello politico.

È il 2003 quando Regina Josè Galindo si sporca i piedi con del sangue umano e cammina lasciando impronte rosse dalla Corte Costituzionale al Palazzo Nazionale del Guatemala, in memoria delle vittime del conflitto civile. Ed è il 2005 quando riceve il Leone d’Oro alla 51° Biennale di Venezia come miglior artista under 35 «per aver saputo dare vita ad un’azione coraggiosa contro il potere».

Il corpo esile dell’artista si contrappone ai problemi monumentali che affronta con una forza estrema; rievoca simbolicamente azioni e fatti sottoponendosi a condizioni di costrizione psichica e fisica, quasi ai limiti della sopportazione umana: murata in una stanza di mattoni, legata da una camicia di forza, o ancora rannicchiata sotto una campana di plexiglass, spalmata di carbone o di fango, esposta nuda a getti di acqua gelida o con la testa sott’acqua fino a non poter più respirare.reg1

Per la personale, ha realizzato la nuova performance Exalation, ed espone lavori inediti o ancora sconosciuti in Italia come Descensiòn (2013) e La Verdad (2013), accanto a opere famose come Himenoplastia (2004), il video che riprende e documenta la ricostruzione chirurgica dell’imene dell’artista.

Sono situazioni forti, a tratti sconvolgenti, che però si pongono come uno specchio di eventi che purtroppo esistono, come un richiamo, un grido silenzioso. L’artista guatemalteca mostra l’angoscia, la paura, il coraggio in situazioni estreme, in bilico tra la vita e la morte. Le ingiustizie politiche, le violenze, la condizione della donna, i razzismi e le stragi dimenticate.

È una forma d’arte vera, la Body Art, sconcertante. Per andare a visitare l’esposizione, che avrà luogo fino al l’8 Giugno, consultare il sito.

Erika Cioffi

Ti è piaciuto? Condividilo con i tuoi amici

Condividi

Che cosa ne pensi?