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martedì, 22 agosto, 2017 11:19

Il Monument Man italiano che fa tremare i musei del mondo

maurizio fiorilli È appena uscito al cinema il nuovo film di George Clooney, che racconta la storia vera di una squadra speciale americana incaricata di portare in salvo capolavori trafugati dall’esercito tedesco e destinati a scomparire. Questa vicenda che sembra tanto lontana dalla nostra normalità è invece la stessa che si sta verificando ormai da alcuni anni qui in Italia.

Il protagonista non è però il divo di Hollywood, ma Maurizio Fiorilli, storico avvocato dello Stato italiano che da anni ormai porta avanti la battaglia contro il mercato illegale di opere d’arte, cercando di riportare in patria centinaia e centinaia di opere sottratte al Bel Paese da tombaroli e saccheggiatori che nel Novecento scavarono siti archeologici illegali, vendendo le opere rinvenute all’estero e alimentando così il mercato nero dell’arte.

La prima operazione che Fiorilli ha portato a termine risale al 2007, quando dopo lunghi tempi di trattative riuscì a convincere il Paul Getty Museum di Los Angeles a restituire 40 opere italiane, tra cui una ceramica di duemila trecento anni fa che raffigura il “Ratto d’Europa”. La ceramica fu trovata negli anni ‘70 nella campagna di Benevento, un manufatto di inestimabile valore che porta la firma di una star dell’epoca, Assteas; il cimelio viene poi venduto a un antiquario svizzero per un maiale e un milione di lire, fino a quando nel 1981 il Getty Museum di Malibù se lo aggiudica per 380 mila dollari, quasi venti volte il primo prezzo d’acquisto. La ceramica rimase a Malibù fino al 2007, quando la grande squadra di Fiorilli, composta dai carabinieri del nucleo tutela del patrimonio artistico, tecnici, funzionari e un gruppo di esperti, riportano il Ratto d’Europa a casa.

Fiorilli avviò trattative con musei di tutto il mondo, opere e manufatti italiani risalenti al periodo etrusco e alla Magna Grecia sono infatti presenti ovunque all’estero; alcuni esempi: il Metropolitan e il MOMA di New York , il museo di Cleveland, quello di Princeton, di Saint Louis, di Boston, anche le raccolte di arte antica di Kyoto e Tokio presentano pezzi scavati dai tombaroli e così il Carlsberg Glyptotek di Copenhagen e il Museo delle antichità di Monaco di Baviera.

L’avvocato racconta: «Ci sentivamo un corpo unico. Convinto della necessità di essere professionali, seri e affidabili, altrimenti i musei internazionali non ci avrebbero mai tenuto in considerazione», e insiste affermando che: «I nostri successi sono tutti di squadra». opere arte

Nei giorni scorsi è emersa una nuova questione, l’Italia ha minacciato Londra, avvierà un’azione legale se non sarà restituito un tesoro etrusco confiscato a un ex antiquario londinese, Symes, andato in bancarotta e accusato di traffico illecito di antichità. Il caso riguarda circa 700 reperti italiani in mano alla ditta dell’antiquario ora in liquidazione. Tra le opere, ci sono teste di marmo, un bronzo di Alessandro il Grande, altre statuette in bronzo, una grande statua di terracotta di una dea seduta con una colomba e un melograno.

Un recupero a cui Fiorilli sta lavorando da quel famoso 2007, racconta di aver inviato una lettera nel 2012 elencando dettagliatamente tutte le opere italiane da restituire, senza però ricevere alcuna risposta, Fiorilli avverte che non attenderà il verdetto delle autorità inglesi per avviare una procedura legale, spiega che non si tratta di soldi, ma di riportare manufatti sottratti illegalmente dal loro Paese d’origine, decontestualizzati.

Una battaglia a cui l’avvocato vuole mettere fine, sperando di non dover intraprendere un’azione legale, poiché questo comporterebbe l’attesa di altri anni e anni di processi e ricorsi prima di riportare le 700 opere italiane a casa, auspicando che durante questo lungo percorso non si perda la determinazione di riavere ciò che ci spetta di diritto.

Lorenza Giovanardi

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