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sabato, 19 agosto, 2017 4:10

La casa gialla

La casa giallaUna città, Palermo. Una birra, fra amici. Ma soprattutto, una comune delusione: a causa di una piccola casa editrice, millantatrice di grandi promesse.

Combinate insieme, Palermo, una birra e una comune delusione, hanno miscelato nei due amici qualcosa di diverso: la comune volontà. Di contribuire a cambiare le cose, a infrangere il vetro duro dell’indifferenza e della meschinità che si frappone fra i giovani scrittori e la cittadinanza nella Città della Letteratura.

E così, «il 10 maggio (2013), la Repubblica italiana dà il benvenuto a “La Casa Gialla”», per dirla con le parole di Lorenzo Avola: uno dei due amici, tanto per intendersi. «La Casa Gialla si propone di valorizzare e, allo stesso tempo, tutelare – con un’opportuna e gratuita assistenza legale e con la collaborazione di addetti stampa e professionisti del settore pubblicitario – gli artisti emergenti del panorama palermitano. Il nostro intento è quello di promuovere la condivisione e l’unione dei talenti artistici locali, credendo che la collaborazione tra i giovani sia assai più stimolante e fruttuosa dell’isolamento cui spesso è relegata la figura dell’artista nella nostra Palermo. L’obiettivo è quello di creare un fronte comune che possa servire da difesa contro i rischi in cui spesso si incorre, quando è offerta una qualunque forma di pubblicazione: rischi che distruggono i sogni e le aspirazioni di giovani artisti alle prime armi».

La casa gialla PalermoGiallo è dunque il colore di questi “naufragi letterari”: è il colore con cui si dipinge la zattera di salvezza che verrà a salvarci. Per non far disperdere le menti…

Sarà: ma dietro questo principio propizio e, io auguro, a lieto fine, si cela una domanda cattiva. O meglio, terribile (a denti stretti): a chi è riservata la cittadinanza nella Città della Letteratura? Perché, io credo, se ci si rifugia solo nei grandi nomi del passato, dimenticando il presente, per quanto sgomentevole e grandefratellico esso sia, si rischia davvero, questa città, di farla diventare un cimitero. E ancora: una città ha bisogno di case. Io ne conosco una gialla…

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