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venerdì, 28 luglio, 2017 6:29

Mag+art: l’arte postmoderna di Eisen Bernardo

eisen bernardo Behance è il social network per gli artisti emergenti che producono l’arte secondo codici fatti da 0 e 1. Qui l’arte è digitale. Ognuno può iscriversi e postare le proprie opere che possono spaziare da musica a cortometraggi a fotografie. È proprio grazie a questo social network che ho potuto mettermi in contatto con Eisen Bernardo. 28 anni, originario delle filippine.

La sua vita e il suo lavoro, presso il centro per la biodiversità dell’ASEAN, gravitano intorno alla digitalizzazione delle immagini: produzione multimediale dei materiali dell’associazione. La sua passione per il digitale si ripercuote anche sulla sua vita privata e di riflesso anche su sul account Behance, in cui sono raccolte tutte le sue collezioni di fotografia creativa, tra le quali a suscitare maggiore interesse è certamente “mag+art”: un mashup − come lo descrive lui − di fotografie e quadri dei più famosi pittori della storia.

Nasce così una collezione che farà indignare i più ortodossi tra gli amanti dell’arte e incuriosire i più innovation-friendly. Niente di radicalmente nuovo e rivoluzionario nei mezzi, nell’idea che ne deriva certamente sì. Un’idea che era insita nell’immaginario comune ma che, una volta tirata fuori porta a pensare che sia la verità: le cover di alcuni dei più famosi magazines come Vogue, Elle e GQ (solo per citarne alcuni) siano influenzati dagli artisti del passato.

Un’idea di continuità tra passato e presente. Di come le nuove forme d’arte (che si manifestano anche attraverso le copertine dei giornali) siano tutt’oggi influenzate dai più grandi artisti del passato. O almeno è come la definisce Bernardo. Niente intenzionalità, niente premeditazione. Semplice ricerca e amore per l’arte.

Ha iniziato così a spulciare tra i più bei pezzi da collezione e con Photshop ha creato questo nuova collezione che lui definisce «un bellissimo incidente»: senza alcuna pretesa ,se non quella di elevare l’arte della stampa mediatica per credere che in futuro questa sia vista come arte classica, esattamente come l’arte sui cui queste immagini sono sovrapposte.Mag+art

Prende forma da qui la Nascita di Angelina Jolie, che sovrappone una copertina di Exquire a quella della Nascita di Venere di Botticelli; improvvisamente il sorriso di Monna Lisa viene sostituito dallo sguardo seducente di Adele. Non i baffi per schernirla come volle Salvador Dalì, non la denuncia ideata da Cattelan tagliando tutte le dita tranne il medio al saluto fascista: la sua arte è un semplice modo per dare risalto alla stampa che lui si ostina a non credere come morta e combattere contro questa tendenza, per sottolineare il fatto che sia espressione e veicolo della cultura popolare, esattamente come lo erano i grandi pittori del passato.

«In quest’era dei social media, credo che la generazione più giovane abbia più familiarità con le celebrità. L’arte classica non è qualcosa che interesserà la maggior parte di loro. Per di più in questo periodo in cui tutti dicono che i media “stampati” stiano morendo, è un modo per promuovere il mezzo stampato alla internet generation»: l’intento è chiaro, e la sua fonte di ispirazione è costituita semplicemente da film, musica e ovviamente l’arte in cui si definisce very into.

Giocare con le somiglianze, le citazioni sottili o le verità che si tramandano nei secoli senza che però nessuno le dica mai espressamente, cambiare anche le regole del gioco, il modo di prospettare le cose: «Vediamo ancora una donna nuda come un oggetto di arte o bellezza? Le celebrità/modelle in copertina possono essere considerate le muse dei maestri contemporanei?».

rihanna-rapplerNiente mercificazione della donna, niente indignazione davanti ad un corpo nudo spiattellato in prima pagina: dopotutto anche Manet o Goya hanno regalato al mondo dell’arte un corpo di una donna, senza che questo però susciti scandalo. «Molti non lo concepiscono come arte» è la risposta di Bernardo, forse c’è ancora un substrato di età vittoriana nell’opinione pubblicata.

Uno stile unico: spirato da Klimt e Schiele per il loro stile che fa vedere la vita, la bellezza e l’erotismo da un punto di vista che sfida la loro epoca, da Picasso per il suo lavoro rivoluzionario e da Andy Warhol, re della pop art. Non teme le critiche e non cerca un’unica reazione nel pubblico: «Voglio una discussione con finale aperto. Voglio che la mia arte si veda come una parodia. Voglio che si veda come un commento alla cultura mediatica del nostro presente. Voglio che sia considerata una forma d’arte post moderna. Voglio che la vedano come una meme di internet e non un’arte. Voglio che la vedano come un sacrilegio nei confronti dei lavori dei maestri». D’altronde quando i critici sono in disaccordo − come nel suo caso − l’artista è in accordo con se stesso.

E anche artistica non è una definizione che gli si adatta: egli non si definisce artista. Gli pongo domande quali «una definizione di lei come artista?» o «cosa ne pensa un artista come lei del fatto che ormai l’arte stia diventando sempre più digitale?»: la risposta iniziai sempre con una specificazione di base, «non sono un artista». Non ha ispirazioni da artista.

Il suo amore per l’arte si manifesta nella voglia di far provare qualcosa: ammirazione voglia di reinventare, creare qualcosa di nuovo o addirittura distruggerla. «Penso l’arte sia parte delle nostre vita. Mi piace tornare alla definizione base per cui l’arte è espressione. Provare qualcosa, che sia amore, soddisfazione, invidia o qualsiasi altra cosa, ci fa sentire che siamo vivi».

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