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sabato, 19 agosto, 2017 10:47

Pavia: una mostra “viva” su Monet

MonetPaviaLe Scuderie del Castello Visconteo a Pavia ospitano fino al 2 febbraio 2014 una mostra sul pittore simbolo dell’Impressionismo, Claude Monet. Si intitola Monet au cœur de la vie ed è promossa dal Comune di Pavia con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia e dell’Institut français di Milano. L’esposizione presenta una selezione di opere provenienti da prestigiosi musei di tutto il mondo: dagli Stati Uniti d’America come il Columbus Museum of Art (Ohio) alla Francia come il Musée d’Orsay di Parigi, dal Sud Africa come la Johannesburg Art Gallery alla Romania come il Mnar di Bucarest fino alla Lettonia come The Latvian National Museum of Art di Riga.

A prima vista si presenta come un déjà vu, un qualcosa di già visto, ma è il contrario perché il taglio che il curatore Philippe Cros ha dato alla mostra è del tutto innovativo. Lo spettatore dal momento in cui entra nella prima sala si trova all’inizio di un percorso multisensoriale, che non si concentra unicamente sulle tele del pittore ma arricchisce la visita con una serie di videoinstallazioni con immagini e video della vita di Monet, il tutto avvolto da suoni armoniosi e in equilibrio con le immagini e i dipinti.Claude_Monet

Spesso visitando le mostre si ha l’impressione di vedere i dipinti, i colori, di capirne il significato tramite le spiegazioni delle guide o audio guide, si intravede soltanto lontanamente la personalità dell’autore e ci si chiede dove si trova la mano del pittore, dove la sua firma, cosa collega i dipinti a colui che li ha creati e quali sono le emozioni che lo hanno spinto a dipingere; spesso nelle mostre si trovano i dipinti, ma non il pittore.

La mostra di Pavia invece risponde a queste domande, facendo luce sull’uomo, su Claude Monet ripercorre i momenti salienti della sua vita, il legame che aveva con i suoi quadri, e non solo. Grazie alla ricostruzione della vita intima di Monet, operata tramite le preziose lettere provenienti dal Musée des Lettres e de Manuscrits di Parigi, lo spettatore si può immergere anche nei legami affettivi del pittore, da quello conflittuale col padre Adolphe, a quello col collega Eugene Boudin, attraverso le lettere della prima moglie Camille Doncieux e quelle dell’amico e politico francese Georges Clemenceau.

La vita di Monet è posta in primo piano e i quadri presentati, in tutto una cinquantina, non sono i protagonisti ma fungono da racconto per immagini, un vero e proprio lavoro di storytelling. Se fin’ora non avete trovato sufficienti motivi per visitare questa mostra non mi resta che menzionare alcuni dei capolavori di Monet presenti alle Scuderie di Pavia, come la «Cattedrale di Rouen» (1892) e «Il ponte Waterloo» (1900).

Lorenza Giovanardi

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