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mercoledì, 23 agosto, 2017 6:17

Recensione de “Il Fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi”

RECENSIONE DE IL FASCIOCOMUNISTA. VITA SCRITERIATA DI ACCIO BENASSI
di Antonio Pennacchi

Nascere nella Latina/Littoria di radici mussoliniane, frequentare e abbandonare il seminario, militare nel MSI, nel movimento studentesco e nei giovani maoisti: impossibile fare tutto in una stessa vita? No, se sei Accio Benassi… o meglio, Antonio Pennacchi.

Questo romanzo del 2003, rimaneggiato in una nuova edizione nel 2011 e ispiratore del film Mio fratello è figlio unico, ha in realtà ben poco di romanzato e romanzesco: è infatti l’autobiografia dello scrittore Pennacchi che, dietro al personaggio di Accio Benassi, appare riconoscibilissimo.

Pagina dopo pagina veniamo a conoscenza della sua adolescenza di ragazzo incazzato, ribelle, ma anche appassionato, nella politica come nella vita, che ci guida, come un nostrano Forrest Gump, lungo gli anni di piombo italiani.

Ed è proprio grazie al camaleontismo di Accio/Pennacchi che riusciamo appieno a percepire il senso di incertezza e insoddisfazione che regnava in quel periodo, e che a dir la verità non è nuovo neanche a noi italiani del 2014: a guidare Accio Benassi nel suo salto di palo in frasca non è infatti tanto superficialità, quanto una rabbia e uno scontento che non riescono ad incanalarsi positivamente e a trovare soddisfazioni sotto nessuna bandiera.

Al contrario, alla fine del suo travagliato percorso formativo attraverso partiti e movimenti antitetici, Accio scopre purtroppo che spesso e volentieri la collera e la passione dei cittadini che vorrebbero un paese migliore (ma anche la furia di quei cittadini che protestano per mera voglia di distruzione, senza alcun progetto costruttivo) vengono sfruttate dalle alte sfere della politica, che non vogliono sporcarsi di persona le mani, e utilizzano quindi la “bassa manovalanza” del popolo per i loro fini, non sempre cristallini e nobili.

Antonio Pennacchi fa divertire con il suo linguaggio scanzonato, popolare, ma mai banale, con cui narra i viaggi in autostop e le imprese del suo alter ego Accio, e allo stesso tempo fa riflettere, lanciando un messaggio oggi più che mai attuale: attenzione ad etichettare le persone solo in base alla loro ideologia politica, poiché esse, prima che componenti di un partito, sono singoli individui, con una loro autonoma capacità di pensiero. È riduttivo identificare una persona solo con il suo colore politico, come è riduttivo asservirsi in maniera passiva e decerebrata ad un partito in nome dell’idea che rappresenta, cessando di avere propri pensieri originali e di riflettere sui migliorabili difetti del proprio partito, e perdendo la capacità di vedere invece i punti di forza degli altri partiti da cui trarre esempio.

Come dice lo stesso Pennacchi, infatti, ci piace pensare che i cattivi siano sempre gli altri e che noi siamo sempre i buoni: ma l’unico modo perché l’umanità cresca è che sviluppi capacità di tolleranza e di comprensione, sostituendo la violenza con la cooperazione e avendo sempre uno sguardo alle persone prima che ai movimenti e alle ideologie.

A voi quindi buona lettura: divertitevi, ridete, infiammatevi, arrabbiatevi, cadete e rialzatevi insieme ad Accio. E non smettete mai di pensare con la vostra testa.

Elena Briganti

Antonio Pennacchi 2010

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