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mercoledì, 20 settembre, 2017 7:57

Cina, la lotta alla corruzione miete vittime eccellenti

gu-junshanContinua la forte campagna anti-corruzione in Cina voluta dal Presidente Xi Jinping. Infatti nei giorni scorsi durante la riunione della Commissione di Ispezione e Disciplina, massimo organo d’indagine contro il malaffare, Xi ha dichiarato: «Per sopravvivere è necessario avere il coraggio di amputarsi la mano morsa dal serpente». Metafora non solo densa di significato, ma anche molto convincente. Egli ha inoltre definito la situazione creatasi «triste, una malattia che necessita di una forte cura»; ha infine auspicato che l’organo di controllo abbia un’effettiva funzione deterrente da comportamenti, per usare un eufemismo, non irreprensibili, facendo attenzione a che l’operato della Commissione non si risolva nel ruggito di una tigre di carta.

Nell’anno appena trascorso sono stati indagati oltre 180mila funzionari pubblici, il 13% in più rispetto all’anno precedente. E come era stato richiesto da Xi, la campagna da lui voluta non ha risparmiato nessuno; infatti sono stati colpiti sia pezzi piccoli che grossi.

goldfingerMentre sono attese a giorni comunicazioni sulla sorte di Zhou Yongkang, l’ex potentissimo “zar” della sicurezza,  già risolta la situazione del cosiddetto “Generale Goldfinger”, Gu Junshan. Quest’ultimo era a capo del Dipartimento generale per la logistica dell’Esercito di liberazione e fu indagato perché scoperto a prendere tangenti, dato che spesso gli alti ufficiali gestiscono progetti di business, che fruttano molti soldi, grazie ai contatti e alle relazioni che vengono sviluppati in quanto membri dell’Esercito.

Gu prendeva per il suo ruolo di intermediario una commissione del 6%, ma era attento anche a coprirsi le spalle facendosi volere bene da colleghi e superiori. A Pechino possedeva una dozzina di appartamenti di circa 600 metri quadrati ciascuno, pronti a essere regalati nel caso in cui fosse necessario zittire qualche lingua troppo lunga. I traffici del Generale Gu gli avevano fruttato una gigantesca ricchezza, il suo bottino comprendeva: una statua di Mao in oro puro, lavandini d’oro, un modellino di nave sempre in oro, lingotti, casse di liquore pregiato, un’intera cantina lunga trenta metri di bottiglie costose. Ci sono voluti 2 giorni e 2 notti di lavoro da parte di una squadra di 20 poliziotti e 4 camion per portare via tutti i beni sequestrati di Gu.

mao-oroL’inchiesta in proposito era cominciata circa un anno fa ed era stata presentata come un’indagine legata a “problemi economici”; dopo di che non se ne è più parlato e il prosieguo dell’operazione è avvenuta sotto silenzio in quanto in Cina l’Esercito di liberazione popolare è sacro dopo l’epopea della rivoluzione, e criticarlo non è salutare.

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