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sabato, 21 gennaio, 2017 3:31

Eterologa: mater semper certa est?

Un operatore specializzato della FivetDopo la sentenza sull’appartenenza dei gemelli ‘scambiati’ all’ospedale Pertini di Roma si riapre il dibattito sulla fecondazione eterologa. Il ministro Beatrice Lorenzin aveva deciso di non presentare un decreto legislativo che regolamenti la fecondazione in vitro, affidando la discussione al Parlamento, ma, fino ad allora, tassativo stop all’eterologa. Tassativo si fa per dire, perché non tutti sono d’accordo sul fatto che ci sia un vuoto legislativo, né tantomeno sulla necessità di riempirlo. Non lo è il presidente della regione Toscana Enrico Rossi, che ha dato via libera al trattamento nelle sue strutture, seguendo le sentenze della Corte Costituzionale e le direttive europee.

neonati-gemelliFacciamo il punto: il 3 agosto nascono i due famosi bambini dell’ospedale Pertini di Roma, subito registrati all’anagrafe. La coppia dei genitori ‘genetici’ presenta ricorso al tribunale di Roma, rivendicando lo status di «veri genitori» sulla base, inconfutabile, del DNA. D’altra parte per la legge italiana i figli sono della donna che li partorisce, e l’avvocato della partoriente ha potuto citare un’ampia giurisprudenza in merito. Il giudice Silvia Albano si è trovata, di fatto, a scegliere fra la madre ‘genetica’ e quella ‘biologica’. Ma oggi nel processo di maternità è possibile scindere l’aspetto ‘biologico’ da quello ‘sociale’ ed aggiungerne un terzo, quello genetico. Anche se nella maggior parte dei casi i ruoli coincidono, potenzialmente esiste una madre ‘genetica’ che fornisce l’ovocita (o una coppia che fornisce entrambi i gameti), una madre ‘biologica’ che porta avanti la gravidanza e il ruolo sociale e affettivo di chi cresce i figli.

fivetSuo malgrado, la donna che nell’ospedale dell’Aquila ha dato alla luce i due gemelli è «una surrogata da errore» come si legge nella sentenza, visto che ha portato in grembo due bambini ‘non suoi’ da un punto di vista strettamente genetico. Dal punto di vista genetico, appunto: il giudice Albano, con una sentenza di sedici pagine, l’8 Agosto respinge il ricorso, e i gemelli restano con la donna che li ha partoriti e con il marito. Altre soluzioni, motiva la sentenza, sarebbero inverosimili al livello legislativo ed impensabili al livello umano, visto il profondo legame che si crea durante la gestazione e l’allattamento, documentato dalla letteratura scientifica. L’unico spiraglio lasciato aperto è che siano gli stessi gemelli, una volta adulti, ad essere «arbitri del proprio status» tramite il disconoscimento della paternità. E adesso? Liguria, Umbria e Lombardia si dichiarano pronte a seguire l’esempio della Toscana, le altre regioni aspettano direttive da Roma. Ma settembre, per chi vuole un figlio, è lontano: 9mila coppie aspettano di ricevere il trattamento in vitro, e una schiera di cliniche private (o estere, per chi se le può permettere) non vede l’ora di accoglierle.

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