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giovedì, 27 luglio, 2017 6:28

Europee: assalto respinto (per ora..)

Parlamento europeoL’avanzata dei partiti euroscettici  prevista dai sondaggi degli ultimi mesi c’è stata a metà. Bruxelles resiste all’assalto generalizzato da Londra a Atene, dal “Manzanarre al Reno”. Se infatti il Front National di Marine Le Pen e l’Ukip (United Kingdom Indipendence Party) di Nigel Farage si sono imposti rispettivamente sull’Ump di Sarkozy e il Labour Party di Milliband, la stessa cosa non si può dire per il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo e la Lega Nord di Matteo Salvini in Italia, l’uno doppiato dal Pd del premier Matteo Renzi, l’altro comunque non in grado di incidere a livello nazionale. Stesso discorso per “Alternativa per la Germania”, battuto sia dalla Cdu di Angela Merkel che dall’Spd, e per il Ppv di Geert Wilders in Olanda. Syriza di Alexis Tsipras conferma invece le previsioni e risulta primo partito in Grecia con il 26,4%, dove i neonazisti di Alba Dorata non hanno riscosso grande consenso.

Tanti dati, tante informazioni che però vanno analizzate con cura. Partiamo proprio da Tsipras, che anche in Italia è riuscito a raggiungere il quorum del 4%. Il leader della sinistra greca guida un movimento transnazionale che nella galassia multiforme dei partiti critici verso l’operato delle istituzioni europee si pone con un atteggiamento più consapevole. L’obiettivo di Tsipras non è infatti lo stesso della Le Pen e di Farage, certi che solo l’uscita dall’Unione Europea possa ridare prospettive di sviluppo e benessere ai propri Paesi, ma quello di cambiare radicalmente dall’interno, quindi senza addii più o meno traumatici, le regole di bilancio che già hanno fatto strage in Grecia. Le destre del Front National – di tipo sociale e nazionalista, sull’esempio della fu Msi italiana – e dell’Ukip – più simile alla destra repubblicana statunitense – hanno sempre parlato chiaro. Prima gli interessi di casa, poi il rispetto dei trattati europei, da stracciare, non da modificare. Che significa, nei fatti, addio a un progetto di progressiva unificazione politica dell’Unione Europea. Come abbiamo già avuto modo di scrivere, ambigua è la strategia del Movimento Cinque Stelle. Non si sa come si comporteranno i prossimi parlamentari europei di Beppe Grillo, che hanno rifiutato ancora una possibile alleanza con la Le Pen (prossima invece ad annettersi la Lega) e che ora sono chiamati a un profondo esame di coscienza anche sul loro futuro in Italia.  In sostanza il connubbio fra i popolari (maggioranza con 212 seggi) e socialdemocratici (185) reggerà anche alla caduta dei liberali (fermi a 71). Tutti i movimenti sopracitati riusciranno di certo a mettere i bastoni fra le ruote (la Commissione dovrà per la prima volta passare dal l’europarlamento), ma non a costituire gruppi parlamentari compatti, né tantomeno maggioranze.

renzi-merkelChe accarà quindi? Tutto dipenderà dai rapporti fra i capi di Stato e governo dei singoli Paesi, chiamati fin dall’apertura del semestre europeo italiano a non giocare di nuovo col fuoco. Guardando a noi, Renzi ha un’occasione unica per cambiare la linea politica europea, ancorata su posizioni di austerità economica ma priva di un vero progetto politico, al quale, se esiste, nessuno crede. E che, se lasciato in soffitta, diventerà un cimelio, o un’occasione abbandonata in un cassetto mai aperto. C’è da accelerare quindi. Su una strategia programmata per il lunghissimo periodo e che se non ripianificata in breve tempo potrebbe sparire del tutto. Non dalle istituzioni, ma dalle aspettative dei cittadini.

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