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sabato, 21 gennaio, 2017 3:52

Farmaco anti-Ebola: funziona davvero?

1 settembre 2014 Attualità, Hot News

ebola-virusPiano con le parole. Con i titoli di giornale bisognerebbe essere sempre cauti, a maggior ragione se si parla di un’epidemia feroce come l’Ebola e di una sua possibile cura. Il fatto che i primi due esseri umani trattati con un farmaco sperimentale siano guariti è motivo di ottimismo, ma prima di gridare al miracolo vediamo di chiarire alcuni punti.

Il siero miracoloso si chiama ZMapp, ed è prodotto da una piccola società californiana, la Mapp Biopharmaceutical Inc, da derivati dalle piante di tabacco. In pratica è un cocktail di diversi anticorpi che, iniettato di continuo nell’organismo, impedisce che il virus contagi nuove cellule favorendo la reazione del sistema immunitario. Il tempismo quindi sarebbe cruciale: i test della Mapp sulle scimmie hanno ottenuto percentuali di guarigione dell’82% se iniettato nelle prime 48 ore dal contagio. ZMapp non è stato ancora testato sugli esseri umani ma la Food and Drug Administration lo ha reso disponibile per Kent Brantly e Nancy Writebol, il medico e la missionaria americana colpiti dal virus in Liberia. Ormai i due statunitensi, completamente guariti, sono stati dimessi e potrebbero anche tornare alla loro attività di volontari, visto che chi guarisce dal virus ne diventa completamente immune.

guariti-ebolaBisogna essere cauti: non c’è ancora modo di sapere se, e in che misura, la guarigione sia dipesa dal farmaco ZMapp. In ogni malattia virale c’è una percentuale di guarigione spontanea, tanto più che questa particolare epidemia d’Ebola non è delle più letali, con un tasso di mortalità che si aggira sul 60% circa. In secondo luogo, il dottor Brantly è stato curato sul suolo americano, in strutture decisamente meglio attrezzate degli ospedali da campo sul suolo africano. Non ci scordiamo infine che altri due pazienti curati con lo stesso cocktail di farmaci, il medico liberiano Abraham Borbor e il missionario spagnolo Miguel Pajares, sono morti. Come in ogni sperimentazione, l’efficacia andrebbe verificata con i cosiddetti ‘pazienti controllo’: si confronta il tasso di mortalità e di guarigione di un gruppo di pazienti trattato con il farmaco in questione e di un altro gruppo, identico, di pazienti non trattati. Tre casi sono un numero troppo esiguo per poterne derivare qualche conclusione, e sono tre casi troppo diversi tra loro, per età dei pazienti e tempi di somministrazione. Lo stesso farmaco è stato somministrato al giovane medico americano nove giorni dopo il contagio,  e all’anziano missionario spagnolo due giorni prima del decesso.

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