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sabato, 21 gennaio, 2017 8:58

Il disordine del Mare Nostrum

immigrazione-mare-nostrumEccoci qui a trattare nuovamente dell’operazione Mare Nostrum, l’incredibile sforzo mal organizzato Made in Italy. Questa volta però non c’è più la necessità di quantificare, aggiornando ogni giorno, le vittime del Mediterraneo: è noto a chiunque infatti che il numero è elevato e potrà, proseguendo per questa strada pericolosa, soltanto aumentare. Si cade nell’errore di generalizzare, bisogna ricordare che ci si riferisce a uomini con delle vite che, drammaticamente, non esistono più.

Sono molte le domande che sorgono ogni volta che riflettiamo su quanto stia accadendo nei nostri mari. Come può l’Italia sostenere, economicamente e psicologicamente, un impegno simile? Si può chiamare accoglienza tutto questo disordine? La risposta è chiara e univoca: no. Il profondo senso di solidarietà, elemento forte (o di facciata?) della missione, si sta scontrando con una realtà fin troppo amara: siamo alla rotta; l’Italia è, in altre parole, in una totale confusione velata da un eccessivo buonismo, il quale si presenta come un’arma a doppio taglio.

unione_europeaTuttavia «chi parla di buonismo è male informato» ammonisce Carlotta Sami, portavoce dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati): «Esiste la Convenzione di Ginevra che obbliga tutti gli Stati ad accogliere rifugiati in fuga dalla guerra». Quindi teoricamente l’immigrazione dall’Africa dovrebbe essere un dilemma europeo e non esclusivamente italiano, nell’evidenza dei fatti chiunque può sostenere che non è proprio così. Cecilia Malmström, Commissario europeo per gli Affari interni, in un breve intervento al Quirinale ha detto di non temere, però perché, «l’Italia non è sola».

Ma chi mai l’ha supportata in questi tempi segnati da incessanti eventi tragici? Chi sono coloro che, al contrario di rimanere giudici esterni, sono intervenuti direttamente per fronteggiare una crisi umanitaria del genere? L’Italia non è sola, ma intanto è diretta verso un collasso epocale. Il flusso continuo e incontrollabile di persone piega ogni genere di stabilità. Non siamo in grado di offrire ciò che rende umana l’esistenza a questi popoli, ma continuiamo a percorrere imperterriti la stessa linea, sebbene quest’ultima abbia fallito dal principio. Bisogna arrendersi all’evidenza dei fatti, è necessario accettare la verità così com’è, altrimenti non avremo mai una possibilità reale di ripartire. 

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