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sabato, 19 aprile, 2014 3:48

Il programma del Professore

scelta-civica-partito-mario-montiIn un documento formato pdf di 25 pagine, disponibile ora sul web, Monti riassume il succo delle proposte che dovranno ispirare il suo governo in caso di vittoria. Il titolo è epico “Cambiare l’Italia, riformare l’Europa”. Lo stile è lineare e più sobrio del solito tanto che a leggere le ricette illustrate vien da dire che è  tutto così facile, anche quando si tratta di crescita e stock del debito. I numeri sono pochi, il testo più che altro è riempito da discorsi teorici e da affermazioni di principio e questo glielo rimproverano in molti (su tutti Giannino).

Prima di tutto il professore spiega quale sia la sua idea di Europa, «più integrata e solidale, contro ogni populismo», all’interno della quale l’Italia dovrà far valere le ragioni della crescita contro il dogma dell’Austerity non «battendo i pugni sul tavolo», ma solo guadagnandosi più credibilità.

Segue la parte più delicata, il capitolo sulla crescita: Monti non rinnega l’operato del suo governo e ribadisce il mantra che la crescita nasce da finanze sane, anche se tralascia che i dati economici sono andati peggiorando nell’era dei tecnici. Lo spread conta per imprese e lavoratori, viene detto; un differenziale troppo alto infatti si traduce in maggiori interessi sul debito che vanno a gravare su tutti gli Italiani. Rivendicando anche il merito di aver saputo criticare gli obblighi europei, rammenta tuttavia che la credibilità internazionale dell’Italia si gioca soprattutto sugli impegni assunti di rientro dal debito. Così super Mario si impegna ad « attuare in modo rigoroso dal 2013 il principio (ora costituzionale) del pareggio di bilancio strutturale», cioè al netto degli effetti del ciclo economico sul bilancio stesso, la riduzione dello stock del debito pubblico a un ritmo sostenuto e sufficiente in relazione agli obiettivi concordati e il proseguimento (che era sfuggito a tutti) di valorizzazione/dismissione del patrimonio pubblico.

mario-monti-candidato-premierCon l’avanzo primario raggiunto e con un contenimento costante del debito, anche « ridurre le tasse diventa possibile ». Qui esce allo scoperto il Monti politico già consumato che promette la fantomatica fase due, quella che il Paese attende da almeno un ventennio. Infatti subito dopo precisa che soltanto quando le condizioni generali lo consentiranno sarà attuabile un alleggerimento del carico fiscale complessivo dando la precedenza a ciò che grava su lavoro e impresa. Si impegna anche ad escogitare « meccanismi di misurazione della ricchezza oggettivi e tali da non causare fughe di capitali » al fine di realizzare un sistema fiscale più equo.

Sulla voce spesa pubblica è ripetuta la solita litania: spending review non significa meno spesa ma « migliore spesa », vanno cioè eliminati gli sprechi per avere maggiori risorse a disposizione per politiche di crescita. Per quanto riguarda la politica del lavoro la linea è quella tracciata dal ministro Fornero: rafforzamento della contrattazione di secondo livello così da spostare « verso i luoghi di lavoro il baricentro della contrattazione collettiva » e il superamento del dualismo fra lavoratori tutelati e non. In una prospettiva futura di maggior flessibilità Monti intravede i margini per l’introduzione di un « reddito di sostentamento minimo pensato come rete di sicurezza contro le nuove povertà sorte a causa di crisi e recessione ».

Sono queste alcune delle proposte della coalizione dei moderati guidati da Monti, il quale a volte si concede persino parole da Grillo annunciando lotta senza quartiere alla casta e timide stoccate a Berlusconi promettendo l’abrogazione delle più vergognose leggi ad-personam. È pur sempre campagne elettorale.

Scopri se il programma di Mario Monti è davvero realizzabile cliccando qui.

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