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sabato, 21 gennaio, 2017 2:02

L’ex-presidente egiziano Morsi condannato a morte

Il Cairo. L’ex presidente egiziano Mohammed Morsi è stato condannato alla pena capitale dal tribunale penale del Cairo per l’evasione di massa dal carcere dei vertici della Fratellanza Musulmana nel gennaio 2011. Nel processo per “evasione” e “invasione di altre prigioni” sono imputate 130 persone di cui solo 27 alla sbarra, gli altri sono stati condannati in contumacia: per 106 di loro, fra cui Morsi e Mohamed Badie, la guida suprema dei Fratelli Musulmani, il giudice ha sentenziato la condanna a morte con deferimento al Gran Muftì.

L’iter legale prevede che il Gran Muftì di al Azhar, come massima autorità religiosa e morale dello stato, approvi le condanne a morte, in caso contrario l’ex presidente egiziano Morsi potrebbe ancora essere graziato. Tuttavia la decisione del Muftì non è vincolante per il tribunale che emetterà il suo verdetto finale il 2 giugno, e Morsi può comunque ricorrere in appello. In quell’occasione verrà annunciata quale sarà la condanna per Morsi nel processo parallelo per “spionaggio” e “collaborazione” con Hamas, dove l’ex presidente ha scampato la pena capitale ma altre sedici persone, fra cui una donna, sono state condannate a morte.

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Mohammed Morsi, primo presidente egiziano eletto in libere elezioni, era stato deposto con un golpe militare nel 2013 dopo le gigantesche manifestazioni di piazza contro le politiche del suo governo che avevano lacerato un Paese già diviso e prostrato. L’ex presidente era stato già condannato a vent’anni di carcere con l’accusa di “incitamento alla violenza” per la morte di manifestanti che protestavano sotto il palazzo presidenziale, nel dicembre 2012. L’evasione all’origine della condanna risale ad uno dei primi giorni di rivolte anti-Mubarak, il 28 gennaio 2011, quando uomini armati attaccarono tre diversi carceri: numerosi dirigenti della Fratellanza evasero dal carcere di Wadi El Natroun, fra cui Morsi, mentre oltre 20mila, tra cui membri del movimento libanese di Hezbollah e militanti palestinesi di Hamas, evasero da altre carceri dell’Egitto. Insieme ad altri 132 coimputati, Morsi è accusato di evasione, attacco al carcere e omicidio di agenti. Almeno 70 palestinesi sono stati condannati in contumacia con l’accusa di aver usato tunnel di contrabbando per assaltare le carceri.

Durante la lettura della sentenza, in un tribunale improvvisato in un’accademia di polizia, il gruppo di imputati ha urlato slogan contro il ‘regime militare’ di Al-Sisi, ex ministro della Difesa sotto Morsi. Il movente politico di questa sentenza, l’ultima di una lunghissima serie che insanguina l’Egitto dal golpe di due anni fa, è chiaro: ostracizzare e punire i Fratelli Musulmani in quanto terroristi che lavorano contro lo stato egiziano, e i sostenitori con loro. Nonostante il gruppo armato abbia ormai perso molto terreno in Egitto, la risposta anti-islamista non si è fatta attendere: tre giudici egiziani sono stati uccisi mentre viaggiavano su un bus del ministero della Giustizia, assaltato a nord del Sinai, poche ore dopo la lettura della condanna a morte trasmessa in diretta nazionale.

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