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sabato, 21 gennaio, 2017 3:44

Libia: quando la Nato aggrava la situazione

libia-bandieraLa Libia è uno Stato che riveste un ruolo molto importante per l’Italia, data anche la sua collocazione geografica. È proprio da qui che partono la maggior parte dei barconi pieni di migranti diretti verso le nostre coste. La caduta del regime di Gheddafi si sperava potesse portare all’instaurazione di un regime democratico forte e saldo, ma al contrario in pochi mesi si è sprofondati in una guerra civile di cui non si riuscire a vedere la fine. L’Occidente, dopo aver avuto un ruolo chiave nella destituzione dell’ex dittatore, ora preferisce non intervenire a favore di nessuna fazione e l’Italia è intenzionata a seguire questa linea, come dimostra l’intervista rilasciata dal viceministro Pissitelli a Limes.

Sebbene oggi la Nato non voglia in alcun modo immischiarsi negli affari libici, parte delle responsabilità del caos in cui si trova lo Stato arabo in questo momento derivano proprio dalla gestione sbagliata del conflitto contro Gheddafi. L’intervento occidentale nel 2011 infatti ha accelerato notevolmente i tempi di destituzione del regime dittatoriale, ma non è riuscito nel frattempo a creare un’alternativa democratica e credibile, con una classe dirigente che potesse trasportare lo Stato mediterraneo verso una nuova stabilità politica. Al momento della caduta del dittatore il panorama politico che ci si trovava di fronte dimostrava una forte diversità fra le varie fazioni. Questa forte eterogeneità, unita alla forte presenza di armi, ha portato immediatamente gli scontri dal piano dialettico a quello militare. Il Parlamento sin dal primo istante ha avuto un ruolo secondario, come dimostra il fatto che l’attuale assemblea nazionale, con sede a Tobruk, sia stata eletta da solo il 10% degli aventi diritto.

libia-mappaLa situazione è aggravata dal fatto che dal luglio 2011 anche la missione di supporto Onu ha abbandonato la Libia. Tutti i compiti umanitari sono stati gestiti, dunque, dalle altre agenzie che si son trovate ad affrontare una situazione di certo non facile e in continuo peggioramento. Un rapporto Onu dello scorso settembre infatti dimostra come in Libia dalla scorsa estate oltre 250mila individui hanno abbandonato le loro case e ben 150mila tra loro sono scappati all’estero. Questi dati destano ancora maggior stupore alla luce del fatto che fuggire dalla Libia non è affatto facile. La Tunisia infatti, è molto attenta a non permettere che nel suo Stato acceda un alto numero di profughi. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite, poi, ha affermato che almeno 1600 persone sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.

rifugiati-libia-lampedusaLe potenze regionali nel frattempo hanno messo in allerta i loro eserciti per cercare di riportare la stabilità in Libia. Ma l’intervento militare da parte di Stati stranieri, anche africani, non è la strategia più auspicabile per questo Paese arabo. Un eventuale intervento di Algeria, Tunisia o Egitto potrebbe comportare la creazione di una Libia divisa in differenti zone di influenza, elemento che non comporterebbe necessariamente la fine delle sofferenze per questo Paese.

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