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mercoledì, 20 settembre, 2017 3:01

L’Immobilismo, un male tutto italiano

immobilismo-italiaL’Italia, si sa, è un paese che in certi ambiti non spicca proprio per celerità: l’estenuante durata dei processi, scanditi da tre interminabili gradi di giudizio, il ritardo della Pa nel pagare le imprese, le intricatissime procedure burocratiche, che ci obbligano a perdere settimane per portare a termine incombenze che richiederebbero al massimo ore…Questa lentezza ovviamente la stiamo pagando. Ma in altri ambiti stiamo facendo (o, meglio, non facendo) anche peggio. Nell’azione politica contemporanea si manifesta uno dei nostri peccati costitutivi: l’immobilismo, fondato sull’approssimazione e sul calcolo elettorale, che ci ha condotto in questa crisi. Mi accingo dunque a parlarne brevemente, prendendomi la licenza di fare due o tre citazioni che cascano a fagiolo.

Nella fase attuale, i nostri parlamentari sembrano entrati in una fase di sostanziale letargo decisionale, da cui non sembrano affatto intenzionati ad uscire. Prendiamo le province. Il 24 maggio 2012, dunque non ieri l’altro, si era deciso di riformarle o abolirle entro il 1° marzo 2013. Ma poi, tra proroghe, ritardi, lamentele e passi indietro, l’unica regione che ha fatto qualcosa in tal senso è stata la Sicilia. Una regione a statuto speciale, non una qualsiasi. Il governo Letta ha recentemente approvato un ddl costituzionale volto ad abolire finalmente questi enti. Speriamo ora che il Parlamento non “getti la spugna con gran dignità”. Intanto, il presidente dell’Unione delle Province, Saitta, si è scagliato contro Letta, dicendo che le province non si devono toccare, in quanto sono le uniche a poter veramente rispondere alle necessità del territorio, al contrario del Governo, impegnato nei suoi giochini di palazzo. Si riduca semmai il numero dei parlamentari. Ma fare l’uno e l’altro, data la situazione, no, eh?

immobilismo-politico-italiaAltro giro altra corsa: la nostra politica estera. A voler cominciare da lontano (mica tanto, ma dato il numero di recenti figuracce…), si può prendere per incipit l’inizio delle rivolte in Libia, a febbraio 2011. Mentre Gheddafi reprimeva nel sangue le manifestazioni dei ribelli, cagionando già nella prima settimana centinaia di vittime civili, Berlusconi dichiarò pubblicamente di « non voler disturbare il Colonnello », mentre Sarkozy e Cameron, ben più guitti (o semplicemente meno coinvolti personalmente), già si stavano mettendo d’accordo per prendersi la leadership dell’intervento (le conseguenze negative, le ondate migratorie, il blocco delle attività petrolifere dell’Eni, lo stop dei finanziamenti libici, quelle invece sarebbero toccate a noi). Alla fine, di fronte alla prospettiva di prenderla in tasca su tutta la linea e alle conseguenze umanitarie del conflitto, si cercò di limitare alla meglio i danni. Nel caso Marò, si è deciso di non decidere, e di lasciar fare il bello e il cattivo tempo alle autorità indiane, non si sa con quale legittimazione. Per la serie: se sei cittadino italiano e ti capita una bega all’estero, sarà meglio che ti arrangi per conto tuo… Infine, più recentemente, il blitz che ha portato al “prelievo” della signora Shalabayeva e figlia, che ha dimostrato come gli emissari di qualunque paese straniero possano venire in Italia e fare ciò che vogliano a chicchessia senza la benché minima reazione.

Immobilismo decisionale, immobilismo diplomatico… che altro? Ci manca il pezzo migliore, l’immobilismo istituzionale. Quello proprio della cosiddetta “Casta”, che pare aver interiorizzato appieno il vecchio motto gattopardesco del “tutto deve cambiare perchè nulla cambi”. Analizziamo un secondo la situazione politica attuale. La coalizione del governissimo (che peraltro ha lasciato Berlusconi in una posizione di assoluta centralità, dimostrando che è ancora il politico più scaltro e furbo sulla scena) ha un’unica funzione: aspettare che il Movimento 5 Stelle imploda definitivamente a seguito delle ripetute defezioni/incomprensioni che lo vessano internamente. Sparito Grillo dalla scena, allora si tornerà a parlare di elezioni. Renzi questo lo sa bene, e infatti sta preparando il terreno per ritentare la scalata a palazzo Chigi, cercando di cogliere il momento propizio per scendere di nuovo in campo. E magari, data la mentalità giurassica che caratterizza la vecchia guardia del Pd, che pare essere rimasta agli anni 80, il sindaco di Firenze non disdegnerà nemmeno un’alleanza col Cavaliere, soluzione che, per coerenza con l’immobilistica mentalità dei nostri governanti, fa comodo a tutti. Intanto, per gettare un po’ di cibo in pasto alle affamate bocche gossippare di noi italiani, si sta a discutere sugli apprezzamenti zoologici di Calderoli (che, immobile come pochi, non si è ancora dimesso), si approvano mezze riforme e sospensioni di una singola rata dell’Imu. Fine.

istambul-orhann-pamukOrhan Pahmuk, nel suo libro Istanbul (ed. Einaudi) ci regala questo passaggio:

« Quando si cade in mare, non si affonda subito come la pietra: per un attimo sembra di galleggiare sull’acqua. Se tutto succede alla luce del giorno, o alla luce dei lampioni o delle taverne, coloro che sono da questa parte del Bosforo, dove c’è vita, possono vedere in quel brevissimo istante il terroe dipinto sul volto di coloro che stanno per passare, senza assolutamente volerlo, dall’altra parte, quella profonda. Poi l’automobile lentamente affonda nelle acque dello stretto, e scompare. Vorrei ricordare a coloro che sono a bordo della vettura inabissatasi nelle profondità del Bosforo che le portiere non si possono più aprire, perchè lo impedisce la pressione dell’acqua. In un periodo in cui molte macchine finivano in mare, un giornale, proprio per offrire ai suoi lettori qualche utile consiglio, aveva pubblicato saggiamente una piccola guida, con disegni ben fatti:

COME SI PUÒ USCIRE DA UN’AUTO CADUTA NEL BOSFORO:

1- non fatevi prendere dal panico. Chiudendo i finestrini aspettate che l’acqua riempia completamente la vostra vettura. Alzate le sicure. Nessuno si muova.

2- se la macchina continua a scendere verso le profondità del Bosforo, tirate il freno a mano.

3- quando le acque stanno per riempire completamente la vostra auto, respirate ben bene un’ultima volta, aprite lentamente la portiera, poi, senza agitarvi, uscite dalla macchina.”

Ecco, la situazione politico/economica dell’Italia è quella della vettura che sta affondando. Si discute su come allacciare le cinture, o chiudere i finestrini, ma si è perso, mi pare, il concetto di base: stiamo andando a fondo. Il rating, le imprese che falliscono, la disoccupazione sono come la gravità: accelerano la discesa. Le manovre del governo sono come quelle, idiosincratiche, della lista di cui sopra: contrarie all’evidenza e orpellose. “Nessuno si muova”, ribadisce Pahmuk.

Ora però, per stemperare e per non passare da profeta di sventure, categoria socialmente inutile ma che va troppo di moda, concludo la citazione del paragrafo:

« Avrei voluto aggiungere un quarto punto: se il vostro impermeabile non si aggancia, disgraziatamente, proprio all’ultimo minuto al freno a mano, potete salire in superficie. Se sapete nuotare, e arrivate a galla, vi renderete conto di quanto è bello il Bosforo, nonostante la tristezza della città, e di quanto è meravigliosa la vita ».

Impariamo a nuotare, sarà meglio.

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