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giovedì, 21 settembre, 2017 3:45

Magistrati e politici: a ciascuno il suo

maurizio-carboneL’ultimo round del match politica vs magistratura si è giocato nel corso della seconda giornata del congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati: il segretario Maurizio Carbone si è infatti pronunciato sull’incandidabilità definendola «una questione etica»  che dovrebbe essere stabilita nei codici dei partiti stessi, non da una sentenza. Non nomina espressamente il Cavaliere ma il riferimento è chiaro, dopo le polemiche delle ultime settimane sulla Legge Severino, che stabilisce ― sic et simpliciter — che chi è condannato in via definitiva a una pena superiore a due anni di reclusione (e la frode fiscale rientrerebbe appieno) non può candidarsi per il Parlamento o, se è già eletto, decade.

Secondo Carbone, il fatto che sia stata introdotta per legge dimostra la debolezza di una politica che non è in grado nemmeno di decidere sulle proprie norme interne di eleggibilità, costringendo quindi la magistratura a intervenire per supplire alle sue inefficienze: vedi il caso Ilva e vari casi di bioetica. Risultato? Invece di riconoscere il doveroso intervento dei magistrati, fioccano le accuse di ingerenze nel campo della politica. Conclude Carbone: «Non ci divertiamo a fare supplenza, chiediamo alla politica che faccia a pieno il proprio dovere».

michele-viettiL’intervento del segretario suona come una risposta a quello del vicepresidente del Csm Michele Vietti, che, in apertura di congresso, aveva criticato l’affievolirsi del confine fra giustizia e politica: se da una parte sollecita la classe politica a riprendere a fare il proprio mestiere, cioè le leggi, dall’altra chiede alla magistratura di evitare ogni possibile “invasione di campo”: le toghe, avverte, devono evitare la tentazione di sostituirsi alla legge, altrimenti si corre il rischio di una delegittimazione generale dell’ordine giudiziario. Per il resto è d’accordo con Carbone: «Invece che fare le prediche alla magistratura, la politica faccia leggi serie, dopodiché la magistratura le applicherà».

Prevedibilmente, non si è fatta attendere la replica del (fu) Pdl, che, attraverso una nota politica redatta in serata, accusa i magistrati di «aizzare la piazza e deformare il ruolo assegnato dalla Costituzione all’ordine giudiziario». Critiche dure anche al presidente Sabelli, che aveva respinto ogni polemica, invitato dal Pdl a badare all’etica dei suoi “anonimi affiliati”, invece di criticare quella dei politici. Tutti a discutere di etica, come se in Italia mancasse pane per i magistrati e per i politici. A ciascuno il suo, però.

Beatrice Manca

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