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giovedì, 17 agosto, 2017 2:33

Renzi-Berlusconi: accordo per la legge elettorale

RenziBerluLettaL’incontro di sabato pomeriggio nella sede Pd al Nazareno fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi non poteva non far discutere. Quel che colpisce è che lo si sia fatto a priori, e non solo dopo aver preso atto degli accordi stipulati fra i due leader. I fatti: dopo due ore e mezza di colloquio i due sembrano aver trovato la quadra sul modello elettorale spagnolo, un proporzionale con effetti maggioritari: 15% dei seggi di premio al vincitore e collegi plurinominali che farebbero fuori i piccoli partiti.

Le linee guida del progetto del segretario rimangono infatti sistema bipolare, governabilità, riforme costituzionali che semplifichino l’azione legislativa e riducano i poteri delle Regioni, quindi anche i fondi sperperati oggetto di indagini giudiziarie e scandali sui giornali. Se il bipolarismo non è affatto sicuro per le proporzioni del M5S, sulle riforme della Carta la strada tracciata è ancora quella dell’abolizione del Senato, sostituito da una Camera della Autonomie non elettiva (e non stipendiata) per lasciarsi alle spalle il bicameralismo perfetto: il governo cioè non dovrà più ottenere la fiducia anche in Senato, così come ogni iter legislativo non dovrà più passare da Palazzo Madama. Tutto ciò implica elezioni lontane, nella primavera 2015.

Berlusconi e RenziNiente di sconvolgente, né più né meno le promesse su cui si basa il governo Letta, ma proprio per questo le proteste levatesi da Ncd e dall’opposizione interna al Pd fanno pensare. Una delle più forti critiche al Porcellum era proprio quella di essere stato approvata a colpi di maggioranza, senza coinvolgere i partiti di opposizione. Renzi invece ha fatto prima una proposta, la stessa, a Grillo, cioè alla seconda forza parlamentare dopo il Pd, passando poi a Forza Italia dopo il rifiuto del M5S.

Si dirà, il segretario del Pd non deve fare accordi con un pregiudicato. Vero. Ma chi sarebbe stato l’interlocutore più credibile per Forza Italia? Meglio parlare col Berlusconi vero che con un suo portavoce. Il fatto che le critiche vengano dallo stesso partito che con un Berlusconi condannato in via definitiva il 1 agosto è rimasto al governo per mesi, finchè lui, non il Pd, ha staccato la spina, conferma che il vero problema è, ancora una volta, salvaguardare gli equilibri della maggioranza di governo, cioè di Ncd, che sentendosi tagliato fuori potrebbe far crollare tutto.  D’altra parte è sicuro che Renzi questi conti li abbia fatti in anticipo.

matteo-renziNoi di Echeion già ai tempi del rifiuto di Grillo ipotizzammo che il sindaco fiorentino mirasse a un accordo col Cavaliere, l’unico interessato, con il segretario, a un sistema bipolare. D’altra parte solo così gli elettori Pd non si vedranno più alleati di governo con Berlusconi. In questo paradosso si gioca tutto il futuro del segretario. Che Alfano poi, faccia cadere il governo e se ne prenda la responsabilità, è poco credibile in questo momento, ma se dovesse accadere, Matteo e Silvio non si dispererebbero. E in fondo in fondo ci sperano.

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