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martedì, 22 agosto, 2017 3:14

Roma Capitale della guerriglia

scontri roma (FOTO YARA NARDI)4Le cronache degli scontri avvenuti a Roma il 12 aprile in seguito alle proteste contro la riforma del lavoro e la mancanza di un “piano casa” per la Capitale, hanno occupato in questi giorni le pagine dei giornali. Tutta Italia ha visto quanto accaduto davanti al Ministero del Lavoro. Ogni cittadino si è fatto la propria opinione sull’accaduto, che sarà ricordato per la vicenda di due ragazzi sdraiati a terra. Lui che tenta di proteggere la giovane dal caos che li circonda, ma che nulla può fare contro un poliziotto in borghese che volontariamente le calpesta il costato.

Le forze dell’ordine hanno risposto al lancio di fumogeni da parte di una frangia dei manifestanti, i blue block, dal nome dei giubbini utilizzati nella manifestazione. Il pensiero è andato, per analogia, ai black block, che nel passato recente hanno usato proprio il colore nero per contraddistinguere il loro comportamento violento. Ora resta quindi da capire se il soprannome blue block sia solo uno sfortunato tentativo di dare un nome e un’identità a una protesta sporadica, o qualcosa di peggio.

Scontri-Roma-12-aprile-2014-via-Veneto-001Due i fatti da rimarcare. Proprio perché passati sotto silenzio. Il primo: non ci sono state dichiarazioni roboanti da parte dei leader politici di primo piano, tutti intenti in ben altri affari. Matteo Renzi concentrato sulle nomine delle partecipate, Silvio Berlusconi nel pieno della decisione della Cassazione sul suo affidamento ai servizi sociali, Beppe Grillo nell’occhio del ciclone per il fotomontaggio in cui ha paragonato la loggia P2, ancora viva e ben inserita nello Stato, quindi i vertici del nostro Paese, ai crimini della Shoah. Il secondo: le strade di Roma sono diventate terreno abituale di scontro in questi ultimi anni. Il 15 ottobre 2011, cinquecento teppisti incappucciati, dichiaratisi appartenenti ai black block misero a ferro e fuoco la città per 5 ore. Ne seguirono 20 fermi, 12 arresti, un carabiniere morto d’infarto. Furono ritrovate anche 10 molotov. Gli infiltrati fecero passare in secondo piano, per usare un eufemismo, la manifestazione organizzata dal movimento degli indignati che voleva essere pacifica, nelle intenzioni.  Il 14 novembre 2012 sul Lungotevere il copione fu simile a quello di oggi, ma con 16 feriti fra le forze dell’ordine, 18 persona fermate e tre arrestate, fra le quali un operaio di 39 anni. Neanche un anno dopo, siamo al 19 ottobre 2013, sei mesi fa, un’altra manifestazione scoppia davanti al ministero dell’Economia in via XX Settembre, mentre il 31 ottobre venne assaltato un blindato. E nonostante il silenzio, non si vede come la sequenza possa interrompersi.

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