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sabato, 21 gennaio, 2017 6:06

Russia vs Internet, secondo round

vladimir-putinAncora un giro di vite di Putin sulla libertà espressione sul web: la Duma ha infatti approvato una legge che dal primo settembre 2016 obbliga tutte le società di comunicazione online, comprese quelle straniere, a conservare i dati personali degli utenti sul territorio russo, pena la chiusura. Un ottimo tentativo per scoraggiare colossi come Twitter, Google e Facebook, che dovrebbero tenere i propri server all’interno dei confini della Russia. E qui la questione si fa controversa: dato che le società straniere non ricadono sotto la giurisdizione russa, le autorità federali hanno davvero la possibilità di agire contro di loro? Di fatto la legge permette alle autorità governative di ottenere l’oscuramento immediato delle pagine web senza il nulla osta della magistratura e di monitorare l’attività di milioni di cittadini che usano i social o navigano nel web. Una banca dati sconfinata a cui il governo potrebbe attingere liberamente. A farne le spese non è solo la democrazia ma anche il giro d’affari legato al web, perdendo introiti ed investitori.

vk-fbLa legge si inserisce all’interno di un più ampio pacchetto di misure antiterrorismo che individua nella rete un veicolo di idee estremiste; ma quello che si sta in realtà cercando di fare è smantellare l’ultima frontiera del dissenso e dell’opposizione, Internet. Significativo l’arresto, lo scorso aprile, del blogger Alexiei Navalni, e l’espulsione di Pavel Durov, fondatore e direttore di Vkontakte, la risposta russa a Facebook. La piattaforma finì nelle mani di oligarchi vicini al Cremlino dopo che lo Zuckerberg venuto dal freddo si rifiutò di fornire ai servizi segreti i dati personali dei gruppi di opposizione a Putin su Vk. Di più: la strategia russa vuole coinvolgere ampi strati della società, come testimonia la riforma del sistema scolastico e dei programmi degli studi di giornalismo (sic!) per plasmare un senso di obbligo morale e professionale verso il supporto ideologico.

duma-russiaLa Russia non è l’unico Paese ad aver individuato Internet come arma degli estremismi: anche report statunitensi vedono nella rete il mezzo di coordinamento fra le cellule terroristiche. Ma la battaglia a stelle e strisce non prevede il blocco delle risorse online né l’infinita blacklist russa dei siti proibiti. Insomma, se a Washington il punto della questione è il terrorismo e la sicurezza nazionale, Mosca, con le lotte ai social e alle dimostrazioni in piazza sembra preoccuparsi più dell’opposizione politica che del terrorismo. Solita vecchia storia.

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