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sabato, 21 gennaio, 2017 2:03

Adaline, favola di un’eterna giovinezza indesiderata

adaline 1Chi non vorrebbe rimanere giovane per sempre? Un desiderio che fin dalla notte dei tempi travolge l’uomo e lo spinge a superare i propri limiti, tanto che in letteratura fiumi di inchiostro sono stati versati su un tema così intrigante e delicato.

Il mito della Fonte della giovinezza, leggendaria sorgente simbolo d’immortalità e di eterna gioventù, era molto diffuso nell’antichità: secondo la leggenda l’acqua della fonte, le cui sorgenti si sarebbero collocate all’interno del giardino dell’Eden, era in grado di guarire dalla malattia e ringiovanire chiunque vi immergesse il proprio corpo.

Questo desiderio ardente in ogni essere umano è passato dalla ricerca concreta alla riflessione su un topos che sempre ritorna nelle opere più coinvolgenti: non è difficile notare come i migliori personaggi della carta stampata abbiano stretto per noi i migliori patti con il diavolo pur di ottenere la vita eterna, con la speranza di godere degli anni più splendenti ancora e ancora e dare finalmente valore a quel “per sempre” che tanto amiamo far loro pronunciare.

Come non ricordare la sfrenata ambizione del bellissimo Dorian Gray figlio del creativo talento di Oscar Wilde, disposto a tutto pur di non essere soggetto ai segni del tempo, persino a compiere gesti efferati che lo porteranno a contaminare la sua anima in maniera irreparabile.

“Aveva espresso un pazzo desiderio: che potesse lui rimanere giovane, e il ritratto invecchiare; la sua bellezza restare intatta, e il viso dipinto sulla tela portare il peso delle sue passioni e dei suoi peccati. [...] Pareva mostruoso persino pensarci”.

In Adaline, l’eterna giovinezza il ribaltamento del topos fa sì che questo incredibile dono arrivi, per così dire, accidentalmente sconvolgendo la vita della protagonista: nessun compromesso, nessun patto, nessun desiderio, semplicemente il fato.

La protagonista femminile di questa “fantastica” storia, interpretata da un’attrice forse in ascesa ma sicuramente di classe come Blake Lively, a causa di un incidente stradale avvenuto all’età di 29 anni vede improvvisamente bloccarsi il suo processo di invecchiamento.

Da allora, da quel lontano 1935, quello che per molti sarebbe un sogno divenuto realtà si trasforma nell’amara constatazione di un’esistenza da poter vivere solo a metà: Adaline si ritrova infatti costretta a trasferirsi continuamente per non rischiare che il suo segreto venga allo scoperto e che quella magia che le permette di non cedere ai segni del tempo finisca per farla divenire una “cavia da laboratorio”.

Si susseguono così cambi di città e di identità e il paradossale legame con la figlia, ormai settantenne, resta l’unico contatto con la realtà di Adaline.

Poi come in tutte le favole l’amore fa capolino: questa volta nei panni di Ellis Jones alias Michiel Huisman (di cui abbiamo già fatto la conoscenza in Game of Thrones), un giovane colto, al cui fascino neppure la nostra impenetrabile protagonista può resistere.

E sarà proprio questo sentimento a mettere in moto una serie di eventi che porteranno il padre di Ellis, un bizzarro Harrison Ford, a riconoscere la giovane per la quale anche lui un tempo aveva perso il cuore.

Il lieto fine è scontato, ma richiesto a una pellicola che impone di credere a un mondo favoloso pur regalando allo spettatore una voce narrante fuori campo, una sorta di cantastorie, puntuale nel dare una spiegazione agli avvenimenti straordinari che accadono nella vita della candida e affascinante Adaline.

Certo la trama rischia di cadere più volte in un’assoluta prevedibilità e nella seconda parte della pellicola la vicenda trova una risoluzione veloce e semplicistica, ma gli ambienti e i costumi aiutano a creare un’atmosfera sognante e impeccabile, così come lo splendore di Blake Lively, davvero all’apice della sua bellezza.

Del resto lo stesso film ha avuto origini travagliate: prima di passare nelle mani del regista Lee Toland Krieger, premiato per The Vicious Kind al Sundance Film Festival, erano stati candidati per la sua direzione l’italiano Gabriele Muccino e la spagnola Isabel Coixet. Anche la scelta dell’attrice protagonista non si è rivelata una semplice impresa passando da Katherine Heigl ad Angela Lansbury, fino a Natalie Portman, la quale ha però rifiutato il ruolo.

La conclusione, comunque, riporta tutti felicemente con i piedi per terra.

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