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lunedì, 21 agosto, 2017 9:42

Bellas mariposas: il cinema sommerso

Scena filmBellas mariposas è un film di Salvatore Mereu, tratto dall’omonimo racconto di Sergio Atzeni, vincitore del premio Schermi di Qualità agli Orizzonti Veneziani 2012 e del Big Screen Award al Rotterdam International Film Festival 2013.

Il film è uscito a maggio, ma sono sicura che pochi ne avranno sentito parlare, e chi lo ha visto forse ci si è imbattuto per caso, come me che ho avuto il piacere di vederlo in Piazza Maggiore a Bologna, in una sera di luglio.

Questo film è l’emblema della nostra nazione, dove le cose belle bisogna andarsele a cercare o le si trovano per caso, perché si pubblicizzano e distribuiscono capillarmente solo i cinepanettoni, così si può continuare a dire che il cinema italiano è morto. E invece il cinema italiano è vivo e vivace: ce lo dimostra Mereu, che fa il professore per potersi mantenere ed è dovuto essere produttore – regista – distributore del suo lavoro.

Traendo la storia da un racconto amato e conosciuto, Mereu ha dovuto affrontare il problema di ogni trasposizione cinematografica: far sì che il proprio immaginario non entri in conflitto con quello dei lettori. L’altra sfida è stata quella della lingua, caratterizzata dalla continua interferenza di registro scritto/parlato; Mereu mantiene questa caratterizzazione facendo parlare realisticamente i personaggi in un misto di italiano e cagliaritano.

Locandina

Ci troviamo alla periferia di Casteddu (Cagliari) nel quartiere popolare di Sant’Elia, e viviamo una giornata insieme a Cate, undicenne pura e scanzonata, con una famiglia normale nel suo quartiere: padre inetto con plurimi figli, fratello eroinomane, sorella rimasta incinta a tredici anni che di notte va a battere.

Ma le situazioni dure e a tratti tragiche vengono filtrate dallo sguardo smaliziato, ma allo stesso tempo pulito (Cate vuole rimanere vergine e non diventare come sua sorella) di Cate e della sua inseparabile amica Luna. Siamo trasportati sulle ali di due farfalle belle e leggiadre verso la conoscenza di un mondo sommerso, ma reale, al quale Mereu ci fa avvicinare con grazia, senza il peso del giudizio.

Anche il cast è genuino come il film, la maggior parte degli interpreti è costituita da attori non professionisti, adolescenti con cui Mereu è venuto a contatto durante la sua esperienza di insegnamento nella periferia cagliaritana. Sara Podda (Cate) e Maya Mulas (Luna) sono straordinarie nella loro interpretazione spontanea e diretta, naturale e leggera.

Un film bello, che consiglio vivamente: cercatelo, guardatelo e fatelo girare. Una delle migliori visioni del mio 2013 cinematografico!

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