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mercoledì, 20 settembre, 2017 5:14

Fifi Howls from Happiness al Milano Film Festival

Scena filmLa storia la scrivono i vincitori e poiché Bahman Mohassess non è mai andato a genio al regime iraniano, i libri di arte del paese tacciono pressoché completamente sul suo conto, tanto che molti lo hanno dato per morto. Mossa dalla curiosità per un tale silenzio e dall’amore per la verità storica, un’altra artista iraniana, Mitra Farahani, diplomata a Parigi, si è messa sulle sue tracce scovandolo tre anni fa in un hotel nel centro di Roma, dove ha potuto assistere ai suoi ultimi giorni.

foto in gioventùIl suo sorriso ironico e il guizzo che gli illumina gli occhi ricordano Picasso. Nel rapporto con la regista emerge un carattere brusco, che tuttavia sa essere dolce e scherzoso. Racconta la storia del mondo con uno sguardo disilluso e appassionato: si è sempre sentito come un profeta in mezzo al deserto, ma gli rimane la fierezza di chi non ha mai sporcato la sua dignità.

L’irruenza della sua personalità e il suo spirito libero lo costrinsero a fuggire dal suo Paese negli anni ‘60. Da quest’esperienza si è radicata in lui una riflessione molto forte sul tema della libertà. Non vede differenze tra dittatura e democrazia, la vera schiavitù è quella dell’ignoranza. Nella sua arte tornano costantemente le immagini del mare e dei pesci, segno di un’esistenza totalmente immersa nel suo presente, una navigazione che non ha altra meta che il mare. L’artista deve essere testimone e narratore del suo tempo ed è interessante proiettare queste convinzioni, maturate in un regime straniero, sullo sfondo della capitale romana, dove l’arte sembra essere diventata un souvenir.

opera d'arteDifficile inquadrare il genere di questo film, apparentemente oscilla tra una biografia di una grande personalità o una mostra illustrata di un grande artista del nostro secolo poco conosciuto. In realtà a noi piace pensare che sia l’ultima opera d’arte di un genio, a cui assistiamo insieme alla telecamera. È lui infatti che dirige le riprese, consiglia il montaggio, invoca la musica; contrariamente alla norma è l’attore che guida la regista.

Non ha mai avuto paura delle pretese del regime iraniano, perché ha sempre avuto il coraggio di comunicare il suo mondo. Rimane davvero poco del suo lavoro, quello che non ha distrutto l’Iran, lo ha distrutto lui, disinteressato a qualsiasi gloria. Il retaggio della sua arte consiste in poche opere acquistate da due artisti arabi e questo film. E la sua stessa morte è solo l’ultima pennellata di un’opera che s’annega nel fluire continuo della Storia.

 

Ultima proiezione:

11-09-2013 ore 17:00 / Spazio Oberdan

Lorenzo Ponte

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