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martedì, 22 agosto, 2017 6:50

Gloria balla da sola

GloriaRitenuto uno dei migliori film in concorso al Festival di Berlino, Gloria è l’ultimo lavoro del regista cileno Sebastian Lelio. Paulina Garcia ha ottenuto il riconoscimento di “migliore attrice protagonista” per il ruolo dell’eponima Gloria, in un film che è un po’ una tragicommedia sul senso e le prospettive della terza età.

Gloria (Paulina Garcia), dunque, è una donna di quasi sessant’anni, divorziata da ormai dodici, che non si rassegna a reprimere la propria innata vitalità, anche se all’esterno può apparire scomoda o inopportuna. Gloria, soprattutto, non rinuncia a trovare un nuovo amore: per questo frequenta feste notturne con i propri coetanei, ed è proprio durante uno di questi party che incontra Rodolfo (Sergio Hernàndez), più anziano di lei.

La loro storia è tenera e fragile, ma al contempo molto fisica e sensuale: con un realismo assolutamente privo di pruderie, Lelio non lesina le scene di sesso e nudità tra i due.

locandinaE tuttavia l’inaffidabile Rodolfo delude Gloria, più volte. Il modo in cui la donna affronta la solitudine e le delusioni, con atteggiamenti che solitamente pensiamo adolescenziali o se non altro più giovanili (le canne, i balli, le ubriacature, l’hangover mattutino su una spiaggia non bene identificata), non vuole rappresentarla patetica o inappropriata.

Per questo viene da pensare che non sia mai troppo tardi per essere se stessi, e Gloria appare legittimata in tutto quello che fa, indipendente e dignitosa, consapevole della propria età, ma volenterosa di sperimentare quante più esperienze possibili. Il film non censura niente, lei stessa non si autocensura, per un risultato che forse vorrebbe essere solo realistico ma che può risultare provocatorio e talora disarmante, almeno per un pubblico più giovane.

Come altri film che trattano temi importanti e così personali, anche questo è giocato in gran parte sugli sguardi. Interessante notare che ogni volta che Gloria si trova in mezzo ad altre persone, lo zoom della telecamera è solo su di lei, mentre gli altri restano opachi sullo sfondo. E in questi casi la donna non parla, ma ci regala tutta una serie di espressioni dalle quali è possibile dedurre i suoi pensieri. Emblematica la canzone in chiusura di Umberto Tozzi (versione spagnola) con la nostra Gloria che, nonostante tutte le delusioni, fa il suo ingresso in pista con il suo coprispalle luccicante, e balla, per citare Bertolucci, rigorosamente “da sola”.

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