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sabato, 21 gennaio, 2017 2:03

Happy Accidents, più che una “fantastica” storia d’amore

happy accidentsDefinirla una commedia romantica fuori dagli schemi sarebbe assolutamente riduttivo: Happy Accidents (scritto e diretto da Brad Anderson, 2000) è un viaggio paradossale di amore e fantascienza attraverso infiniti mondi temporali.

A essere eccentrici sono innanzitutto i protagonisti: Ruby, una donna fragile e incapace di curare i propri bisogni, ma abilissima a infilarsi in relazioni sbagliate, interpretata da un’estrema e coinvolgente Marisa Tomei, e Sam, un Vincent D’Onofrio all’apparenza accorto e premuroso che si rivelerà presto stravagante in alcuni suoi atteggiamenti totalmente atipici.

«I am willing to find a balance between my own needs and my concern for others» è ciò che Ruby si ripete tutte le mattine guardandosi allo specchio: questo è il motivo per cui è in terapia da una psicanalista, questo è il motivo per cui quando incontra Sam e si innamora immancabilmente di lui riesce ad accettare tutti i suoi fantomatici racconti riguardo al suo viaggio all’indietro dal futuro. E come nella più incredibile e paradossale delle favole romantiche non ci è difficile credere che Sam abbia affrontato un viaggio temporale che dal 2470 l’ha portato alla fine degli anni ’90 del XX secolo: l’espediente? L’amore certamente, nato da una fotografia trovata per caso.

Ovviamente l’eroe una volta scoperto che la sua damigella è in pericolo di vita non può fare a meno di affrontare la più rischiosa delle avventure per trovarla e salvarla.

Gli elementi ci sono tutti, ma quello che rende Happy Accidents un piccolo capolavoro di genere è l’abilita di Brad Anderson di fare uso e allo stesso tempo di ribaltare completamente tutti i tipi di stereotipi rendendoli curiosi, interessanti, coinvolgenti, appassionanti.

Il regista gioca col tempo e non si limita a inserire nella storia un fantomatico viaggio attraverso i secoli, egli stravolge l’arco della narrazione con molteplici espedienti, a partire dal flashback iniziale con il quale viene raccontata la storia d’amore tra Sam e Ruby fino ad arrivare ai piccoli episodi di Rtds, “Sindrome residuale di tracciamento temporale” da cui il protagonista è affetto.

happy accidents 1

Del resto sono sempre i dettagli a fare la differenza e questo è vero soprattutto per la fotografia: i fermo immagine, gli zoom, gli inserti di inquadrature sgranate conferiscono alla storia un effetto patinato e a tratti surreale, così come l’universo in cui lo spettatore non può fare a meno di immergersi.

Ed ecco allora che ci troviamo travolti in un atto di fede che viene continuamente spezzato: e se, inizialmente, con scetticismo non possiamo fare altro che alimentare i dubbi di Ruby, alla fine ci schiereremo apertamente dalla parte di Sam. La realtà verrà svelata solo nel finale che non può non regalarci un inaspettato happy ending, un premio per esserci lasciati alle spalle la logica della realtà per ben 110 minuti.

Per chi ama i dettagli rimane un ultimo machiavellico interrogativo nel quale immergersi: la foto che ci rivela il cosiddetto “happy accidents” mostra Ruby con una mano, che noi sappiamo essere di Sam, a cingerle la spalla. Lui era già con lei e questo, lo ammetterete, apre una serie di mondi possibili che rende ancor più labirintica questa ‘fantastica’ storia d’amore.

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