Echeion RSS
martedì, 22 agosto, 2017 7:07

Il destino ineluttabile delle Macaluso

le-sorelle-macaluso-piccolo-teatro-grassiSi spengono le luci di sala, le persone d’un tratto tacciono, per alcuni momenti non accade nulla.

Una luce soffusa illumina il proscenio. L’oscurità crea un muro che s’infrange all’improvviso con l’ingresso di una ballerina vestita di nero che compone una coreografia che evoca l’immagine di una fiammella nell’oscurità. Lentamente dallo sfondo si staccano dei volti che prendono forma finché cominciano a camminare e poi marciare per tutto lo spazio. Si apre così Le sorelle Macaluso, della regista e drammaturga palermitana Emma Dante, in scena al Piccolo Teatro Grassi fino al 18 maggio. È la storia di una famiglia di sette sorelle che si ritrova per un funerale, e in questa occasione viene fuori tutto, i ricordi d’infanzia, la complicità ma anche i dolori del passato, i rancori.

È impossibile definire lo spazio e il tempo dell’azione, tutto si svolge in una scena dove regna il contrasto. Un contrasto innanzitutto di luce e quindi di colori. Il buio dello sfondo contrasta con la luce della scena, le attrici alternano completi a lutto con costumi da bagno dai colori accesi. Come ogni contrasto può avere diverse interpretazioni, molte legittime, ma dietro questo gioco di luci e ombre sembra celarsi il confronto tra le forze della vita e quelle della morte, confronto e non contrasto perché è difficile capire dove finisca l’una e inizi l’altra. Neanche il linguaggio dello spettacolo è nettamente classificabile. Si sviluppa come un coro danzato di gesti, volti a creare relazioni tra gli attori. Gesti ripetuti continuamente così come ripetitivi sono anche i dialoghi le cui parole diventano elementi coreografici di una danza, lasciando che sia il corpo il veicolo principale dell’incontro rivelante tra i personaggi stessi e tra essi e il pubblico. Questa ripetitività, insieme agli scudi deposti a terra, come fossero cimeli di una guerra combattuta, richiama dichiaratamente le figure dei pupi siciliani, legati ai fili inesorabili del destino.

le-sorelle-macaluso« Non mi piace la famiglia neanche quando è normale » Afferma in un intervista la Dante, ma il suo sguardo non è mai impietoso. La famiglia è il luogo dove più si manifesta l’ineluttabilità del fato, luogo non scelto, che ci accompagna e a volte può schiacciarci per tutta la vita, alla quale proprio per questo motivo è legata indissolubilmente. Tagliente e feroce tira fuori i drammi e i giochi di potere che tutte le famiglie conoscono, ma con una dolcezza e una saggezza pari culla i limiti della natura umana. Tragedia e leggerezza si scambiano di posto come nella storia quotidiana di ogni famiglia. Auden scrisse che bisogna imparare a voler bene alle persone che ci sono capitate. Voler bene nonostante le colpe, le omissioni, le incomprensioni, la rovina e il fallimento.

« Avete tutte ragione, avete tutte torto. Ma vi volete bene »

Ci sono anime troppo leggere per resistere al peso del destino assegnatogli o forse ci sono solo destini troppo pesanti per qualsiasi anima. Per queste vite, la morte viene come un’amara liberazione da quella leggerezza oppressa. Come una ballerina a lungo incatenata, a cui viene restituita la libertà di ballare, sentirsi per un’ultima volta viva, nuda.

Si spengono le luci di sala, le persone d’un tratto tacciono, per alcuni momenti non accade nulla. Luce.

Ti è piaciuto? Condividilo con i tuoi amici

Condividi

Che cosa ne pensi?