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lunedì, 21 agosto, 2017 5:40

Il Terzo Tempo: lo sport come mezzo di riscatto

Il terzo tempoFilm d’esordio per Enrico Maria Artale, Il Terzo Tempo racconta la storia di Samuel (Lorenzo Richelmy), un ragazzo che ha passato gli ultimi anni della sua vita tra riformatori e assistenti sociali. Il padre scomparso nel nulla, la madre tossicodipendente: Samuel è cresciuto in fretta, dandosi a furti e atti di violenza. Con la minaccia del carcere, “quello vero”, viene rilasciato dal riformatorio e affidato a Vincenzo (Stefano Cassetti), ex rugbista che ora allena una squadra nella campagna romana. Sarà proprio lo scontro/incontro con il mondo del rugby, sport in cui “non ci sono regole, ma solo leggi”, a permettere a Samuel di sfuggire a una fine cui sembra inevitabilmente destinato.

Perché il rugby, come anche Samuel in fondo, “è tutto il contrario di quello che sembra”: caotico, violento, ma pervaso da profonde regole, basate sulla collaborazione, la lealtà e il rispetto reciproci. Si vince, si perde, ma quello che conta è il terzo tempo, ovvero il momento in cui i giocatori si ritrovano insieme e festeggiano, dando prova di un grande fairplay.

Lo sport come metafora di vita certo non è un tema nuovo, e si presta pertanto a facili associazioni: la vita allora non sarebbe altro che un’infinita partita in cui si alternano, inevitabili, vittorie e sconfitte. Tuttavia questo film sembra porre l’accento anche su altro, sostenuto dalla scelta di uno sport, il rugby, che sa di novità perché raramente presente all’interno di una trama cinematografica, almeno italiana. E in effetti la nostra attenzione viene portata a ciò che segue la partita, con l’accettazione serena e spensierata del risultato, in una dimensione collettiva di condivisione e sostegno.

LocandinaNel complesso una pellicola che lascia pertanto una sensazione positiva di ottimismo. Anche se non ci viene regalata nessuna vittoria facile, il messaggio (anche questo spesso abusato, ma sempre ben accetto e fiducioso) resta comunque che impegno e volontà possono essere ripagati, perché “più ci sentiamo inferiori, più ci mettiamo grinta”, e il riscatto è dietro l’angolo.

Interessanti le riprese, con primi piani che mettono in evidenza muscoli tesi ricoperti di fango e sudore, e rallenty che colgono volti e sguardi in sincronia con lo sforzo fisico dell’allenamento o della corsa. Nota positiva anche per la colonna sonora, che in definitiva, legandosi con il non troppo familiare mondo del rugby, dà al film un aspetto “internazionale”. Bella in particolare l’apertura sulle note di The House of the Rising Sun.

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