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giovedì, 24 agosto, 2017 10:33

La febbre dell’oro, un secolo di Charlot

Charlie ChaplinIl 7 febbraio del 1914 faceva il suo esordio sul grande schermo una delle maschere più straordinarie e talentuose della storia del cinema: Charlot. Il vagabondo dolce e sfortunato, elegante e impacciato interpretato da Charlie Chaplin, ha rappresentato un personaggio unico e inimitabile nel panorama cinematografico mondiale, capace come nessun altro di suscitare risate e lacrime, tristezza e tenerezza.

La febbre dell’oro rappresentò il ritorno al cinema di Charlot a quindici mesi di distanza dal flop de La donna di Parigi, e fu il frutto di una lavorazione travagliata e complessa che portò a quello che forse è il miglior film del personaggio di Chaplin. L’opera racconta la storia di un omino, un cercatore d’oro solitario che affronta i freddi del Klondike in cerca di fortuna, incontrando nemici, amici e amori. Tra gag esilaranti, come la trasformazione del vagabondo in un enorme gallina inseguita da Giacomone, e sequenze consegnate alla storia del cinema come la casa in bilico sul precipizio o la passeggiata iniziale sull’orlo del burrone, Chaplin rivisita il mito americano della frontiera per mezzo di comicità, avventura, poesia.

La febbre dell'oroAttraverso il vagabondo umile, bistrattato ma puro, ricompensato nel finale, Chaplin accentua la solitudine dell’uomo sia nell’infelicità d’amore che nella natura ostile. Il risarcimento oltre che morale è anche materiale ma non è questo ciò che conta per Charlot: la donna che lui ama lo accetta e lo accoglie quando lo vede ancora vestito da vagabondo e non perché diventato ormai ricco.

Chaplin è un uomo che ha conosciuto i morsi della fame e l’umiliazione della lotta per la sopravvivenza; ecco perché il suo racconto degli umili e dei diseredati è sempre velato di quell’ironia tenera e amorevole, mai sprezzante né irridente, capace di conservare per loro una vicinanza e un’empatia che coinvolgono gli stessi spettatori. Il tutto avvolto dalla caratteristica formale della leggerezza e della perfezione meccanica del balletto, tecnica adorata da Chaplin lungo tutta la carriera, oltre all’utilizzo di modellini all’avanguardia per l’epoca.

Charlie Chaplin è stato indubbiamente un genio e un maestro assoluto del cinema, e il buffo, goffo, ingenuo e puro Charlot è stato lo strumento attraverso cui diffondere il proprio messaggio e la propria visione della vita. Quella di un mondo in cui dominano sì l’avarizia, la tracotanza e l’arroganza, dove i deboli e gli onesti vengono accantonati e derisi, ma dove c’è ancora spazio per piccoli e fugaci sprazzi di bellezza e generosità. Un mondo crudele ma non immutabile. Anche grazie a un piccolo dolce vagabondo.

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