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sabato, 21 gennaio, 2017 1:05

Orlando sulle note del vento, in scena al Teatro Verdi

orlando_1Incastonato come una gemma tra le vie del vivacissimo quartiere Isola, il Teatro Verdi insieme con il Teatro del Buratto ospita la settima edizione di IF Festival Internazionale Teatro di Immagine e Figura, luogo d’incontro delle migliori produzioni internazionali di questo genere di teatro, non facilmente reperibile nelle sale italiane.

Luogo della fantasia per un linguaggio che non si ferma alla parola, ma esplora i campi della luce, dei pupazzi e marionette, delle video-proiezioni, solo per fare degli esempi. Quest’anno lo spettacolo conclusivo prodotto dal Teatro del Buratto è E scrisse O come Orlando, tratto dal romanzo di Virginia Woolf, per la regia di Jolanda Cappi, in scena fino al 1 giugno al Teatro Verdi.

È importante avere in mente il contesto di questo spettacolo per capire che quest’opera cerca innanzitutto una traduzione in immagini del romanzo. Non tanto le immagini di una scenografia, quanto quelle sprigionate dal suono stesso delle parole. Un’operazione che richiede un comune impegno di fantasia sia a chi compone sia a chi riceve l’opera, un processo di fantasia che rischiamo di dimenticare con la fine dell’infanzia.

Il romanzo della Woolf racconta le peripezie di un giovane inglese che percorre in lungo e in largo il mondo, i secoli e perfino i sessi, svegliandosi una mattina donna. Un viaggio all’inseguimento della poesia che porta il o la protagonista a vivere la vita nella la sua totalità.

orlando_7Pagine meravigliose sul senso dell’identità  e il rapporto tra il soggetto e il mondo, animate da una musicalità leggera che una volta conosciuta non abbandona più il lettore. Lo spettacolo presenta intelligentemente tutto questo selezionando dei momenti chiave delle metamorfosi orlandiane e costruendovi sopra delle immagini che si evolvono insieme con la concezione che Orlando ha di sé.

Dei veri e propri quadri separati, che nel loro susseguirsi suscitano emozioni  ogni volta nuove negli occhi di chi guarda, tenute insieme dalle musiche composte appositamente dal maestro Andreoni che danno ai movimenti le cadenze di una danza armonica, metafora di una vita mai doma.

Esemplare una delle scene a cui sono rimasto più affezionato: l’amplesso d’amore con la principessa russa Sasha, dove Orlando si abbraccia danzando a una figura avvolta da un mantello che lascia indovinare una donna di spalle, ma che al termine della scena si rivela un manto tenuto in piedi da fili e svanisce insieme con l’illusione di un amore acerbo.

Ogni testo ha un’esigenza intrinseca di una propria forma rappresentativa, ovvero l’imposizione esterna di una forma prestabilita a un testo rischia di imprigionarlo e fuorviarne la rappresentazione.

Immagini, scenografia e musiche si saldano in un insieme che rispetta la natura profonda dell’opera della Woolf, l’aspirazione a raccontare il senso dell’esistenza e la sua varietà in una forma il più possibile perfetta e armoniosa, la porta della meraviglia per l’anima.

 

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