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sabato, 24 giugno, 2017 7:38

Solo chi ama vive

solo-gli-amanti-sopravvivonoDue città: Detroit, emblema di tutti i peccati del capitalismo, e Tangeri, melanconica e amara per antonomasia; due vampiri, innamorati, colti, belli e fautori delle arti e delle scienze. Tutto attorno è desolazione e decadenza, ma loro no, sfuggono allo stereotipo per affermare prepotentemente la loro voglia di vivere, di vivere davvero, ed è così che le figure simbolo della morte per eccellenza diventano l’emblema di come la vita andrebbe vissuta, a differenza degli zombie, gli esseri umani, che si credono vivi solo perché hanno un cuore che batte anche se poi  batte per niente.

Perché a essere decadente è il mondo, che gli umani abitano senza riconoscerne la bellezza, il progresso o l’amore. Jim Jarmusch compone il suo film più romantico per affermare sin dal titolo una verità inconfutabile, che solo chi ama, che sia l’arte, un film, un libro, una persona, può dire davvero di vivere.

E per affermare questo fa muovere il suo film nel buio, tra gli scheletri di una città che riecheggiano la gloria passata e puntano il dito per ricordare i peccati dell’America. Solo chi ama rimane vivo: e Jarmusch usa due creature immortali come i vampiri per provare come non sia la loro immortalità a tenerli in vita ma il loro amore sincero e incondizionato. Mentre gli altri, che saremmo noi, gli uomini la cui mortalità dovrebbe dare un senso al concetto di vita siamo quelli pericolosi, noiosi, quelli da cui stare alla larga perché abbiamo perso il senso di tutto; ci svegliamo troppo tardi, immemori del passato e incuranti del futuro, incastrati in un presente di cui non cogliamo l’anima.

scena filmRibaltando i cliché Jarmusch costruisce due vampiri che lottano per non abbandonarsi allo sfacelo che li circonda, che reagiscono per non essere sconfitti e dar vita a quello che a questa terra ancora manca. Si diverte a raccontare l’amore come qualcosa di destabilizzante che fa girare la testa, come gira la puntina di un giradischi su di un vinile che regala musica inebriante, come il sangue purissimo che gira nell’imbuto un attimo prima di regalare ai suoi consumatori sprazzi di una bellezza inusitata.

Bellezza che tutti noi dovremmo inseguire nonostante le miserie quotidiane e lo sconforto, nonostante tutte le Detroit di questo mondo che ci circondano con le loro archeologie industriali in disfacimento. Perché esisterà sempre una Tangeri e la sua malinconia crepuscolare in cui i vampiri esausti rifiutano di abbandonarsi alla morte abbracciando con voracità la vita. In un ultimo morso che sembra quasi una danza, lenta, infinita, romantica e famelica. Una danza che possono ballare solo coloro che amano. Perché solo chi ama, vive.

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