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giovedì, 21 settembre, 2017 2:07

Storia d’inverno: “Le cose accadono perché c’è un motivo”?!

Storia d'inverno, Peter e BeverlyUna storia d’amore che sembra oltrepassare il tempo e superare ogni ostacolo, che pare traboccante di passione e romanticismo, o almeno questo è quello che lascia intuire un trailer sapientemente costruito per suscitare la curiosità degli spettatori più sentimentali, complice, forse, anche l’uscita nelle sale in coincidenza con San Valentino.

E, in effetti, non si può negare che quello tra Peter Lake (un Colin Farrell alle prese con l’ennesimo film sbagliato), ladro di professione, e la bellissima Beverly Penn (Jessica Brown Findlay, conosciuta per la serie tv Downton Abbey) sia un grande amore, dato l’inizio estremamente romantico e il finale decisamente tragico.

Tuttavia rimane l’amarezza per la sensazione di risvolti troppo rapidi e a volte improvvisati, forse dovuti al fatto che la ragazza, malata di consunzione, ha ancora poco da vivere (?!).

Eppure ciò che non convince è ben altro: la componente fantasy entra infatti prepotentemente all’interno della vicenda ambientata a New York, la quale ha inizio nel lontano 1895 e finisce per concludersi proprio ai giorni nostri. Tra cavalli alati ed esseri demoniaci guidati da Russell Crowe nei panni del crudele Pearly Soames, la vicenda si dipana, non senza difficoltà, tra salti temporali ed episodi tra loro non del tutto coerenti a causa della mancanza di quel fondamentale rapporto causa-effetto che è elemento imprescindibile di tutte le narrazioni ben riuscite.

Storia d'inverno, PearlyLa fatica nel mantener un filo logico e l’accostamento di episodi che a volte sembrano fortemente sconnessi tra loro ha come risultato quello di suscitare una certa ilarità alla vista di alcune scene che in realtà dovrebbero essere percepite come drammatiche.

La pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di Mark Helprin, di certo non si presentava come un’impresa facile data la mole del testo letterario di riferimento (più di 800 pagine), anche se era lecito aspettarsi qualcosa di davvero straordinario, o quantomeno sorprendente, da Akiva Goldsman, sceneggiatore di alcuni film veramente degni di lode (ricordiamo a titolo di esempio A beautiful mind e Cinderella Man) e per la prima volta dietro la macchina da presa.

I punti interrogativi restano dunque svariati e irrisolti e la pellicola, che aveva tutte le premesse per essere un successo, dal regista al cast, risulta nel complesso abbastanza deludente. Un consiglio per gli interessati? Forse è meglio tentare con il libro!

Roberta Ravelli

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