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venerdì, 28 luglio, 2017 6:39

Un week-end per innamorarsi di nuovo

le weekendNick (Jim Broadbent) e Meg (Lindsay Duncan) sono una coppia sposata da ormai trent’anni che decide di tornare a Parigi per ritrovare la complicità di un tempo. Tra problemi con i figli ormai grandi, difficoltà sul lavoro, i due si sono allontanati: la romantica ed eterna Ville Lumière sembra l’ultima possibilità. L’incontro con un vecchio amico (Jeff Goldblum) porterà allo scoperto le piccole crepe che attraversano il loro rapporto, ma anche un amore che, per quanto controverso, è in fondo sempre presente.

Questa in sostanza la trama di Le week-end, ultimo film di Roger Michell (il regista di Notting Hill), sceneggiato da Hanif Kureishi.

Osservando il trailer mi aspettavo una commedia divertente e leggera, e anche piuttosto prevedibile: il tipico film sulla coppia che va a Parigi, rimane affascinata e finisce per ritrovare i sentimenti di un tempo. O ancora la classica commedia romantica sulla terza età, e penso ad esempio alla coppia Keaton-Nicholson in Tutto può succedere.

le weeken2A ben vedere Le week-end è un film più fine, punteggiato da uno humour divertente ma mai eccessivo, giocato molto su silenzi, musicalità jazz e atmosfere elegiache che paradossalmente mi hanno ricordato i toni di Before Sunrise.

I sentimenti di Nick e Meg restano per quasi tutto il film molto privati, intuibili da un gesto, da uno sguardo o da una breve frase, spunto per qualcosa di molto più profondo. Gli attori sono abili nel dare realismo alla pellicola; Jim Broadbent (Moulin Rouge, The Iron Lady), in particolare, si conferma un brillante attore, che regala al suo personaggio una dolcezza e una sensibilità che risultano credibili.

Nel complesso un film agrodolce, piuttosto sofisticato, e per questo non molto facile da seguire. L’azione è scarsa e si svolge tutta nel giro dei tre giorni a Parigi, un week-end appunto: abituati come siamo a film che ricoprono anche mesi o anni, un giorno qui dà davvero l’impressione di non finire mai.

Anche la scelta della colonna sonora, un jazz malinconico, contribuisce certo a elevare il film, ma non gli regala picchi particolari, restando sempre piuttosto soft e monocorde. Da premiare comunque la scelta di non cadere nel banale, anche se questo non rende così immediata la fruizione della storia.

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