Echeion RSS
giovedì, 24 agosto, 2017 8:58

Case di ghiaccio, ma ardevano di vita

Iglù-inuitDa piccoli ce lo siamo chiesto tutti almeno una volta: ma come si fa a vivere negli iglù? Domandiamolo agli Inuit, inventori di queste curiose tane di ghiaccio.

Blocchi di neve pressata a comporre una parete sferica, un fuocherello e la temperatura sale facilmente attorno ai 17°, mentre all’esterno si battono i denti a -50°. Sfidando il clima impervio del grande Nord -America settentrionale e Groenlandia, questa stirpe di cacciatori e pescatori è uno dei due popoli artici che chiamiamo Eschimesi, temine dispregiativo affibbiatogli dai vicini di casa nativi americani che significa “mangiatori di carne cruda”; invece il nome che usano per indicare se stessi, Inuit, significa semplicemente “umanità”.

Sono stati capaci di costruirsi un’esistenza con un clima impraticabile, adattandosi a fabbricare utensili con qualsiasi materiale e spostandosi tra i loro villaggi su slitte trainate da cani o con i caratteristici kayak. La vita degli Inuit è regolata in tutti i suoi aspetti dal potere della natura, madre e matrigna: dona loro di che vivere ma quando va in collera riversa la sua ira sui propri figli, e allora si tenta di placarla con l’aiuto degli sciamani.

inuit-bambiniQuesto popolo è profondamente legato al territorio in cui abita, trattato con rispetto per riuscire a sfruttare tutto ciò che la terra offre e preservare le risorse per le generazioni future. I loro primi contatti con il mondo esterno avvennero verso fine ‘700, quando i balenieri europei si spostarono verso l’Artico in cerca di fortuna. I rapporti con gli altri popoli sono stati sereni fino alla metà del secolo scorso, quando gli Inuit furono costretti ad abbandonare il loro stile di vita nomade per stabilirsi nei grandi agglomerati urbani: indubbio il miglioramento delle condizioni di vita, ma la rapidità del cambiamento ha provocato non pochi traumi fra questa gente: «Oggi cacciamo più velocemente con le motoslitte, ma se in una tempesta di neve un pezzo si rompe, la morte è assicurata. I nostri cani invece ci riportavano sempre a casa. Mio figlio preferisce la cioccolata alla carne di balena. Per chi vado a caccia allora? Ciò che faccio non è più indispensabile » dice un uomo intervistato.

In che misura le trasformazioni sociali, inevitabili in questo nostro piccolo villaggio globale, sono buone, e in che misura dannose? È ancora presto per dirlo. Stiamo diventando sempre più sfrontati e sfidiamo la natura: speriamo non decida di vendicarsi. Gli Inuit cantavano persino a bassa voce per non farla arrabbiare.

Ti è piaciuto? Condividilo con i tuoi amici

Condividi

I Topic trattati

Che cosa ne pensi?