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sabato, 19 agosto, 2017 6:53

De Biasi – Masciandaro: come cambia il giornalismo economico

leheman employee15 Settembre 2008 le immagini dei dipendenti di Lehman Brothers, la quarta banca d’affari più grande del mondo, che escono dalla sede storica di New York con le scatole dei loro effetti personali fanno il giro del mondo. L’istanza di fallimento presentata da Lehman ai sensi del Chapter 11 della legge fallimentare americana è quello che si definisce un “trigger event”, l’evento scatenante di una crisi economica che fa retrocedere il mondo alla terribile depressione del 1929 e che perdura tuttora.

Improvvisamente il mondo si rende conto che la carta di credito è in realtà una carta di debito e che quanto si spende va ripagato alla banca, come si legge in ogni regolare contratto, e che investire comporta dei rischi, come si legge in ogni regolare prospetto informativo.

Spread, rating , subprime, derivatives, parole che in precedenza appartenevano esclusivamente a quel club elitario che è sempre stato il giornalismo economico, devono assumere concretezza.

I giornali, che costituiscono l’unico tramite tra gli studiosi di economia, gli operatori finanziari, le grandi banche d’affari, gli avvocati di impresa in doppiopetto, le pochissime privilegiate società di revisione contabile e di rating hanno dovuto riconsiderare drasticamente il proprio modo di fare informazione.

Ora una famiglia ha bisogno di capire perché il suo bilancio non quadra più e ha bisogno di capirlo subito e in termini accessibili, come se si trattasse di fare quattro chiacchiere con gli amici. I concetti base non sono più dati come acquisiti. I giornali ora devono spiegare anche le cose più semplici, e non fare più soltanto divulgazione.

Per questo mi rendo conto che anch’io, dovendo affrontare ogni giorno l’economia come materia di studio e avvicinandomi al mondo del giornalismo, e proprio in questo particolare momento storico, ho bisogno di uscire dal mondo universitario e di fronteggiare le situazioni, capirle e riferirle come se si trattasse di discutere del più e del meno davanti ad un caffè.

L’occasione è un incontro con Edoardo De Biasi, vice-direttore de Il Sole 24 Ore, in cui il giornalista professionista ha messo a proprio agio una absolute beginner come la sottoscritta affrontando una chiacchierata senza rete che ha spaziato dal giornalismo economico a quello generalista, dal mestiere di giornalista alla crisi dell’opinione pubblica.

Si parte appunto dall’evento scatenante: secondo De Biasi, oggi il dato economico è diventato nei fatti la cruna dell’ago attraverso cui deve necessariamente passare ogni informazione e attraverso il quale osservare il mondo che ci circonda.

Fino a prima della crisi del 2008, il Sole 24 Ore faceva un giornale estremamente e necessariamente specializzato dato che si rivolgeva soprattutto ad un target di professionisti del mondo dell’economia e dell’alta finanza. Poi, con l’avvento della crisi, i giornalisti si sono accorti che anche all’interno dell’opinione pubblica esisteva una forte esigenza di educazione finanziaria e che quindi non si poteva vivere senza conoscere alcune condizioni di base dell’economia.

« Prima si sottoscrivevano solo titoli governativi – con un’attenzione particolare a quelli emessi dal proprio Stato – , adesso gli investimenti vanno dalle azioni e obbligazioni agli strumenti derivati. Non si tratta più di un livello elementare: per investire oggi è necessario più di un minimo di competenza e quindi i giornalisti sono tornati a fare divulgazione a più alto valore informativo: il loro target è diventato quello dei risparmiatori che hanno visto il proprio denaro e altri asset perdere completamente di valore, non hanno capito perché e soprattutto non sanno cosa fare. Se per esempio tu non hai chiaro il concetto che l’uso della carta di credito è in realtà un debito e che prima o poi ovviamente devi pagare quanto hai speso o acquistato e che se il tuo conto va in rosso dovrai pagare un tasso molto elevato, allora diventa tutto più difficile ».

È sempre così, il mondo cambia e noi dobbiamo cambiare con lui: questo significa che i giornalisti devono fare un giornale diverso da quello che facevano prima. Prima raccontavano solo fatti ? Ora devono fare i consulenti finanziari, anche se non è il loro mestiere. « Giornalisti e consulenti devono continuare a fare ciascuno il loro lavoro, al meglio. Questo, per il giornalista, significa produrre sempre informazioni complete e comprensibili e commenti obiettivi, che proprio per questo siano veramente utili al lettore ».

Ma purtroppo parlare con intelligenza oggi è diventato sempre più difficile: per esempio in televisione, che nonostante l’era globale di Internet resta comunque uno dei mezzi di comunicazione di massa più diffuso ed efficace, si producono ormai solo scontri violenti e insulti, senza rispetto per l’opinione altrui.

E la radio e i giornali? Allora chiedo a De Biasi quale sia il mezzo migliore per poter parlare degli argomenti “caldi” in materia di economia e finanzia, rivolgendosi al pubblico indistinto.

« Ogni mezzo ha il suo linguaggio, senza peraltro dimenticare il grande processo di convergenza tecnologica delle diverse piattaforme. Certo, il prodotto della redazione giornalistica di un grande quotidiano resta finalizzato all’immediatezza associata alla profondità. La capacità comunicativa non deve mai tradire lo spessore e l’affidabilità dei contenuti »

Negli anni De Biasi è passato da un giornale generalista come il Corriere ad uno specializzato come Il Sole 24 Ore: alla luce di quanto abbiamo già detto, gli chiedo allora quali siano le differenze tra i vari modi di fare giornalismo.

Secondo De Biasi non è poi così tanto diverso. Con lo sforzo che i giornalisti hanno fatto in questi anni, vale a dire uno sforzo più divulgativo e meno specialistico, il modello di scrittura è quasi identico. La differenza è che lui deve anticipare una cosa prima che avvenga, cioè spiegare perché sta per scoppiare una nuova crisi finanziaria, mentre il giornalista del Corriere racconta un fatto che sta avvenendo, quindi deve spiegare la crisi finanziaria in sé.

Sostanzialmente è questa la differenza fra i due mondi, il minuto prima e il minuto dopo un evento scatenante. A questo proposito De Biasi racconta un aneddoto illuminante:

« Mi sono accorto che sarebbe arrivata la crisi quando sono andato a Londra e un tassista mi ha fatto vedere il suo portafoglio: aveva 50 carte di credito. Non accorgendosi che si trattava comunque di un debito, lui le usava per comprare tutto. Poi alla fine quando c’era il problema di pagare lui apriva un altro conto e diceva: “un’altra carta di credito” e così è stato anche per i sub-prime. Le banche per non fallire hanno chiesto il rientro, tu non avevi i soldi. Non era come si faceva prima: si chiedeva un mutuo alla banca  che lo avrebbe finanziato al 50%. Molti invece hanno finanziato anche oltre la somma necessaria perché si credeva che il denaro fosse una commodity, una merce, si pensava che ci sarebbe stata una crescita economica talmente elevata che avrebbe consentito qualsiasi salto logico, mentre poi ci si è trovati di fronte alla realtà, che è stata completamente diversa »

wall street crisis

Oggi il sapere economico ha dunque rilevanza fondamentale.

Tuttavia, questa assunzione permette di concentrarsi sull’oggetto, ma non sul punto di vista.

La risposta tipica di un economista, anche davanti alla più banale delle domande è: dipende. Per questo motivo è necessario conoscere l’opinione data da punti di vista diversi.

E i punti di vista diversi scaturiscono in primo luogo dalla grande differenza che c’è tra chi insegna l’economia e chi deve raccontarla: i professori insegnano la grammatica, i giornalisti ti insegnano come si vive e molte volte aver imparato la grammatica non vuol dire saper vivere bene. Il professore ti insegna la teoria, i giornalisti sono la pratica. Ci sono professori che riescono ad insegnare stabilendo un contatto con la realtà, perché la vivono quotidianamente, e altri che invece ne sono molto distanti.

All’opinione del giornalista De Biasi si affianca allora quella di Donato Masciandaro, editorialista de Il Sole 24 Ore, che fornisce il suo contributo dal punto di vista della sua posizione di professore ordinario di Economia Politica presso l’Università Bocconi.

Innanzitutto mi chiedo quanto sia necessario conoscere a fondo la materia per poterne scrivere.

Per De Biasi la conoscenza della materia è importante, ma il giornalista non sa tutto: deve rivolgersi agli esperti per avere una buona conoscenza della materia. La sua conoscenza serve prima di ogni altra cosa a capire cosa gli viene detto e deve consistere nella capacità e nell’intelligenza di capire se ciò che gli viene riferito è vero o meno.

Per Masciandaro la conoscenza è fondamentale per scrivere di economia, fermo restando che scrivere di economia su un giornale è diverso che scrivere un libro su un argomento economico che, a sua volta, richiede delle competenze molto diverse rispetto a quelle che chiede l’insegnamento.

Il giornalista De Biasi cura la praticità delle cose e a Il Sole 24 Ore hanno dovuto cambiare molto le modalità di linguaggio a causa della crisi:

« I lettori necessitano oggi di avere ben chiare le basi dell’economia, anche partendo da concetti che sembrano banali, come il fatto di capire per esempio che la Borsa costituisce comunque un investimento rischioso, o meglio: che qualcunque impiego di risparmio è rischioso e l’importante è valutare correttamente il profilo di rischio di ciascun strumento e la compatibilità con la propria propensione al rischio…»

Il professore Masciandaro insegna economia, vale a dire dare le basi necessarie per poi vivere la vita. Ma scrivere di economia è un’altra cosa: quando scrive il professore è consapevole di rivolgersi ad un pubblico che non ignora la materia, ma che parla esattamente la sua stessa lingua. «…Il target è diverso e per la scrittura è decisamente più elevato…»

Entrambi, il professore e il giornalista, rimarcano il concetto che ogni mezzo di comunicazione ha il suo linguaggio; che oggi la televisione è soltanto un’arena di violenza, mentre la radio ti obbliga ad ascoltare e a prestare maggiore attenzione. Invece sul giornale la notizia dovrebbe essere scritta, digerita e spiegata con tutte le cause e i retroscena necessari.

Ma dopo il 2008 e con la crisi perdurante dovrebbe esserci una pressione maggiore all’insegnamento dell’economia in Italia ?

wall street journal_crisis 2007Secondo De Biasi il giornale insegna all’opinione pubblica come l’insegnante insegna all’allievo.

I giornalisti cercano di insegnare ad una opinione pubblica che sta morendo per mano di un forte cinismo che contraddistingue il nostro periodo storico, che è derivato dal fatto che non si crede più a politica e finanza fatte di promesse.

In quest’ottica i giornalisti cercano di fornire delle basi per formarsi un giudizio autonomo, poi ovviamente ognuno vota a seconda dei propri ideali.

Secondo Masciandaro l’Italia è uno dei Paesi più ignoranti in materia economica in Europa. Quindi è sicuramente necessaria una base comune, anche per evitare di credere a tutto quello che viene detto dai politici.

Per concludere, sebbene non sia giusto e non sia la finalità “ core ” di un giornale, soprattutto di quelli specializzati, i giornalisti si sono resi conto che l’ignoranza in materia finanziaria o economica può portare a conseguenze sociali molto gravi e si sono sentiti coinvolti in prima persona nel dare un forte supporto al lettore che è a digiuno dei temi dell’economia.

I giornali economici devono dunque fare propria una nuova etica, ovvero aiutare il consumatore medio a comprendere il mondo economico in cui lavora e si muove, sperando che in questo modo si possa scongiurare una nuova crisi o che almeno ci si possa trovare preparati ad affrontarla.

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