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mercoledì, 20 settembre, 2017 10:25

Generazioni a confronto: arrivano i “mobile born”

mobileL’analogico è un mondo ormai dimenticato: dopo i tardivi digitali (scettici cresciuti senza tecnologia), gli immigrati digitali (adattati alle nuove tecnologie) e i nativi digitali (abituati all’utilizzo di tablet e smartphone fin da piccoli) arrivano i “mobile born”. Si tratta della nuova generazione di bambini che fin dalla nascita inizia a conoscere internet e i suoi supporti, sfruttandone le immense risorse. Crescono a pane e tecnologia, in continuo contatto con cellulari e computer che inevitabilmente diventano parte della loro infanzia come un tempo lo erano barbie e macchinine.

Uno studio dell’organizzazione Common Sense Media stima che negli Usa il 38% dei bambini sotto i due anni abbia interagito con un dispositivo mobile, aumentando consistentemente la percentuale del 2011, ferma al 10%. L’utilizzo concerne soprattutto i giochi, in grado di accattivare i più piccoli con un’ottima risoluzione grafica e un dinamismo di movimenti, mentre solo il 30% dei bambini lo usa per leggere libri. Il rischio è quello di creare una generazione di robot, di perdere di vista l’interazione tra esseri umani; è impressionante la rapidità con cui il digitale ha preso piede: i nonni dei “mobile born” sono coloro che da giovani scrivevano lettere, alzavano la cornetta del telefono per sentire un amico, che si divertivano rincorrendo un pallone e si scambiavano sguardi.

Attualmente lo sviluppo delle nuove tecnologie non presenta un pericolo per il futuro ma riguarda soprattutto il lavoro delle aziende, che si sfidano a veicolare messaggi di progresso e creare soluzioni adatte alla buona educazione dei piccoli. Il progetto della Intel riguarda la diffusione di libri interattivi anche a livello scolastico, permettendo agli studenti di scoprire un lato di internet differente dai social network, più utile. Gnatividigitaliià un milione di ragazzi negli usa studiano e imparano su supporti multimediali, incrementando positivamente il numero di frequentatori della rete: la tecnologia non è un nemico, ma un’arma potente in grado di distruggere o progredire. 

Paul Holland, general partner della Foundation Capital sostiene che la giornata lavorativa verrà stravolta, si comunicherà solo attraverso software e le informazioni passeranno attraverso portali digitali, immagazzinando ed elaborando notizie. I “mobile born” sono destinati a vivere e lavorare nella tecnologia perché la padroneggiano meglio del loro corpo e sono abituati a sentirne la presenza.

Ovviamente esiste una controparte che punta il dito contro il digitale, contro la meccanicizzazione, contro ciò che limita il contatto fisico e atrofizza il cervello, coloro che vorrebbero essere nati cinquant’anni fa per assaporare la bellezza di un mondo senza fili. Paradossalmente Randi Zuckerberg, sorella del fondatore di Facebook, si schiera dalla parte di questi ultimi e pubblica un libro che porta il lettore a riscoprire la bellezza delle cose attraverso lo sguardo e non lo schermo. Einstein, lungimirante, sosteneva: «I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi. Gli uomini sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti. Insieme sono una potenza che supera l’immaginazione». Bisogna solo imparare a gestire il potere.

Francesca Triulzi

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