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venerdì, 18 agosto, 2017 7:08

Manici di scopa nostrani

sabba-streghe-di-benevento«Unguento unguento
portami al noce di Benevento
sopra l’acqua e sopra il vento
e sopra ogni altro maltempo»

Formule magiche, voli a cavallo di scope di saggina e tetri raduni di creature spettrali. Le notti di tempesta dell’antica città sannita sono patria di una delle più misteriose leggende della tradizione italiana: quella delle streghe.

Si narra che le streghe di tutta Italia usassero ritrovarsi a migliaia sotto un albero di noce, nella notte del sabato, per dar vita ai sabba, incontri fatti di rituali perversi, danze e banchetti di carne umana.

Questo mito pare risalire al culto latino della divinità egizia della luna, Iside, identificata come dea degli inferi o come Diana (da cui il nome janara, usato dagli abitanti del luogo ad indicare le streghe). Al tempo in cui Benevento era un ducato longobardo gli invasori, pur convertitisi alla religione cattolica, avevano mantenuto i loro riti pagani, tra cui il culto della Vipera d’oro – collegato a Iside, dominatrice dei serpenti. Era tradizione appendere la pelle di un caprone ad un albero sacro, il noce appunto, perché i guerrieri vi corressero attorno strappandone brandelli con le lance, per poi mangiarli.

sabba-streghe-di-beneventoLa popolazione locale collegava queste cerimonie pagane alla pratica satanica: tali usi erano visti come l’incarnazione del diabolico, alla stregua di qualsiasi usanza che si discostava dall’ambiente cattolico, da estirpare alla radice. Le donne longobarde furono così accusate di aver stretto un patto col demonio, dedite a riti orgiastici e portatrici di infertilità. Erano additate come causa di aborti e deformità nei neonati, e del senso di “oppressione” che talvolta si prova nel giacere supini. Erano note anche per altri dispetti lievi: attrezzi da lavoro manomessi, provviste fatte marcire. Si diceva entrassero nelle case come refoli d’aria, così per scacciarle si appendevano sacchetti di sale alle finestre o scope dietro alle porte: costretta a contare tutti i grani di sale o i rametti delle scope, la strega non avrebbe mai terminato prima dell’alba, quando ormai era tardi per i sortilegi.

Alla fine del XVIII secolo l’archivio arcivescovile cittadino custodiva centinaia di verbali di processi per stregoneria. Questa leggenda intrisa di storia, magia e superstizione ha ispirato numerosi scrittori e artisti, nonché il prestigioso Premio letterario Strega e l’omonimo liquore, di fama mondiale. Passando il sabato sera per questa città, se inizia ad alzarsi il vento, conviene tenere gli occhi ben aperti.

Arianna Tarantino

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