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lunedì, 26 giugno, 2017 2:24

Me lo fa un buon caffè?

caffè-espresso Un buon caffè è quello che ci vuole per iniziare bene una giornata, è quello che ci tira su nei pomeriggi stanchi e sonnolenti, fedele compagno nelle notti di studio folle.

Insomma è sempre l’ora per concedersi un caffè. È una delle bevande preferite dagli italiani, ci sentiamo persi quando all’estero dobbiamo fare a meno del nostro espresso, che si sa, solo noi sappiamo fare nel modo giusto.

Le migliori qualità di miscele per caffè si trovano specialmente nelle nostre torrefazioni, in quelle più antiche dove i chicchi di caffè si macinano ancora in loco. In Italia la capitale del caffè è Napoli, dove si trovano due delle caffetterie più rinomate: Bar Tico e Caffè Mexico. Il loro caffè è sublime ed è stato definito un momento di pura astrazione dalla realtà. A Milano c’è il Gran Caffè Cimmino, caffetteria e laboratorio artigianale di pasticceria partenopea, considerato un locale storico.

Oltre ad essere buona, questa bevanda ha anche proprietà benefiche e apporta un prezioso contributo alle funzioni dell’organismo. Infatti la caffeina migliora il flusso sanguigno, riducendo potenzialmente il rischio di sviluppare o essere vittima di malattie cardiovascolari. Tra gli altri benefici riduce la stanchezza intellettuale e muscolare, aiuta la digestione e potenzia il rendimento intellettivo.

Ma qual è il caffè più buono del mondo? La risposta potrebbe essere il Kopi Luwak. I grani di questo caffè vengono raccolti a mano e si trovano negli escrementi del Luwak, animale poco più grande di un gatto, abitante delle piantagioni di caffè indonesiane. L’animale si ciba dei grani di caffè più maturi, il metabolismo gli permette di digerire solo le parti più tenere e carnose del seme, il resto viene espulso. E con quello che viene espulso si produce un caffè che vale oro, il suo prezzo si aggira tra i 500 e i 900 euro al kilo, chicchi-caffèproprio perché è prodotto in quantità limitate, 230 kg all’anno.

Non resta che svelare i trucchi per preparare un caffè memorabile. Innanzitutto occorre tirare fuori la vecchia moka, come si faceva una volta e seguire i consigli delle nostre nonne.

Il primo passo consiste nello scegliere una miscela di qualità e conservarla in un recipiente ermeticamente chiuso, per evitare che il caffè assorba odori di altri cibi. Si dice che a Napoli l’acqua sia il segreto della sua tazzulella, infatti per determinare il successo di un caffè si consiglia di usare acqua fredda, possibilmente povera di calcare. Bisogna stare attenti che l’acqua nella caldaia non superi la valvola di sicurezza, altrimenti si avrà un caffè lungo.

Il filtro va riempito di polvere di caffè fino a formare una montagnetta, è importante non pressare la polvere. Un altro metodo è quello di pressare leggermente la miscela e poi fare tre fori con un fiammifero. Una volta chiusa la caffettiera bisogna lasciarla andare a fuoco lento, appena il caffè comincia ad uscire è preferibile alzare il coperchio per evitare che la condensa del vapore ricada nel bricco.

Guai a dimenticare il caffè sul fuoco!

Ora sedetevi e gustate il vostro caffè bollente, senza zucchero per coglierne la vera l’essenza.

Daniela Solito

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