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lunedì, 21 agosto, 2017 9:50

Eataly: gli ambasciatori dei sapori italiani nel mondo

eatalyEataly è l’ormai famosa creatura di Natale Farinetti, detto Oscar. Fondata nel 2004 ad Alba, l’azienda si pone una mission semplice nella forma quanto complessa nella sostanza: diffondere l’eccellenza dei prodotti enogastronomici italiani nel mondo, promuovendo al contempo una nuova cultura del cibo, attenta alla sostenibilità e alla qualità, alla condivisione e al rispetto di quel che si mangia e beve.

Dall’apertura del primo punto vendita monomarca nel 2007 a Torino, l’azienda ha conosciuto una crescita esponenziale: i monomarca si sono moltiplicati a macchia d’olio, non solo in Italia, ma anche in Giappone e negli Stati Uniti. L’ultima apertura, quella di Bari, risale a pochi giorni fa. Il fatturato dell’azienda (dati 2011), supera ormai i 200 milioni di euro. Tutto merito di una strategia distributiva del tutto innovativa, specie in un paese “all’antica” com’è il nostro. Eataly infatti punta a creare relazioni solide coi fornitori, che spesso sono semplicemente piccoli produttori locali, curando fin dall’origine la propria supply chain e “coccolando” i propri partner così da sviluppare sinergie positive e cooperazione. Dall’altro estremo della catena, Eataly ha sviluppato un potente strumento di e-commerce, tramite la piattaforma Eataly.net, che permette di ordinare le prelibatezze italiane anche dall’estero e vedersele recapitare a casa propria.

farinetti-eatalyIl tutto è accompagnato da accorte strategie di marketing (il sito è particolarmente user-friendly, la qualità dei prodotti è assicurata dalla supervisione di Slow Food, che funge da consulente e partner…) e dall’organizzazione di corsi di cucina, degustazioni, attività didattiche per i bambini. Promuovere la cultura italiana nel mondo attraverso la cooperazione: come programma suona bene, ed infatti è quel che si dovrebbe fare anche in altri settori, come più volte ribadito in questa sede. È la creazione di un network così ricco, e allo stesso tempo così eccellente dal punto di vista qualitativo, che permette a Eataly di esportare i propri prodotti riuscendo a vincere gli enormi costi di distribuzione e di logistica che normalmente fanno fare un passo indietro ad aziende più piccole. In più, lo sfruttamento di economie di scala e l’adozione di un modello vincente e facile da replicare, a mio avviso rendono papabili una “Mcdonaldizzazione” del fenomeno Eataly (ovviamente con ben altra qualità del cibo venduto…), e conveniente per tutte le piccole aziende gastronomiche italiane aderire al gruppo.

Nonostante queste qualità, recentemente Farinetti è stato criticato dai sindacati per aver esagerato con le assunzioni interinali nell’ambito dell’apertura dello store di Bari. L’imprenditore ha infatto assunto 160 ragazzi su 173 lavoratori, andando contro alla legge Biagi, e nessuno a tempo indeterminato. Si chiede Farinetti, e ce lo chiediamo anche noi, dove stia il problema nell’assumere 160 giovani in un’impresa in rapido sviluppo, contando poi che vengono quasi tutti dal territorio pugliese, particolarmente vessato dalla disoccupazione. A ciò si aggiunge l’accusa di aver creato una parentopoli, assumendo amici, parentie figli di assessori, sindaci e altri dirigenti pubblici pugliesi (non ancora confermata, peraltro). Farinetti, tra l’altro dichiaratamente di sinistra, è arrivato ad affermare: « Se questi ragazzi lavoreranno bene si vedranno confermata la licenza e passeranno a tempo indeterminato. I sindacati proprio non li capisco ». Tranquillo, Oscar: non è il solo!

Per concludere, vi lascio una breve panoramica sul perché l’educazione al cibo sia una questione di primaria importanza. In un mondo dove 925 milioni di persone soffrono la fame e altrettante sono obese o sovrappeso, e, dice la Fao, ci sarebbe cibo per nutrire tutti, c’è evidentemente qualcosa che non va. Assistiamo a sprechi straordinari, molti dovuti a deficit culturali. In più, se teniamo di conto le previsioni riguardanti la crescita della popolazione (raggiungeremo quasi certamente i 9 miliardi e mezzo nel 2050), qualche soluzione andrà trovata, e in fretta. L’alternativa risulterebbe sbalorditiva per i professori di tutto il globo (ma questo sarebbe ahimè il problema minore): se, come penso io, entro qualche decennio torneremo ad assistere a carestie e cifre catastrofiche relative alle morti per fame, il vecchio Malthus avrebbe avuto ragione un’altra volta e noi saremmo invischiati in una gigantesca “Trappola” iniziata più di tre secoli fa. Il progresso industriale e tecnologico, glorificato dagli economisti contemporanei, scolorirebbe assai.

I-Numeri-dello-Spreco-Alimentare-it

(Il grafico indica 868 milioni di affamati. Il 925 da noi riportato è, purtroppo, il dato aggiornato).

L’eccellente report del Barilla Center for Food & Nutrition è scaricabile qui: http://media3.barillagroup.com/cfn/magazine/BCFN_Magazine_ControLoSpreco.pdf

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