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Grom e il Gelato come una volta

17 settembre 2013 Economia, Hot News

fondatori-GromQuella di Grom è una storia che non può che strapparci un sorriso, specialmente di questi tempi. Non è facile trovare, infatti, un’azienda giovane e gestita da giovani (Grom è stata fondata nel 2003 da Guido Martinetti e Federico Grom, neanche quarantenni) che abbia riscontrato una tale approvazione sia in Italia che all’estero e che sia cresciuta con un ritmo così incalzante. Ormai si contano decine di gelaterie Grom, sparse in tutta Italia ma presenti anche a Parigi, negli Stati Uniti e in Giappone; il fatturato dell’azienda è in continua crescita e Grom conta ormai più di 600 dipendenti.

Non male per due ragazzi che sono partiti una decina di anni fa senza un soldo e senza avere la benché minima idea di come si facesse il gelato, ma spinti da una strabordante voglia di fare e da un’idea: fare il gelato “come una volta”, eliminando additivi chimici e conservanti, e riscoprendo i sapori della tradizione italiana. Lo spunto nasce da un paradosso: Guido Martinetti, enologo di Torino, s’imbatte per caso in un articolo di Carlo Petrini dove si denuncia il sovrautilizzo di sostanze chimiche nelle gelaterie italiane, usate per dare al gelato un aspetto più invitante e per conservarne più a lungo gli ingredienti. Martinetti decide di ribaltare il modello vigente, e di tornare alla produzione di un gelato che sia attenta ai ritmi della Natura, ai cicli delle stagioni (dove cioè il gelato all’albicocca si mangia solo quando è la stagione delle albicocche…), al rispetto dell’ambiente. Da cui la mission: produrre il gelato usando i migliori ingredienti del mondo, ma solo quando sono a disposizione.

carapine-gromLe uova sono fresche, il caffè viene dall’Etiopia, il gelato è conservato dentro le “carapine”, i contenitori in acciaio che si vedono sul bancone, che mantengono il prodotto a temperatura costante e in condizioni igieniche ottimali. Ed ecco che in pochi anni, dall’apertura del primo piccolo punto vendita in Piazza Paleocapa a Torino, le gelaterie pian piano si moltiplicano, e Grom diventa una realtà conosciuta in tutta Italia. Un’impresa non scevra di fatiche. Come raccontato dai due fondatori nel libro, Grom. Storia di un’amicizia, qualche gelato e molti fiori , la creazione di una realtà del genere è stata molto faticosa. I due ragazzi hanno dovuto imparare a farsi il gelato per conto loro, e per mesi hanno passato le nottate in gelateria per preparare il prodotto per il giorno dopo (lavorando, nel mentre, per i precedenti rispettivi datori di lavoro…). I due si sono dovuti scontrare con la mentalità provinciale di certi produttori, convincere finanziatori recalcitranti della bontà delle loro idee, scontrarsi con la miope burocrazia del Belpaese, tanto miope da generare assurdità mastodontiche: Grom ha aperto prima a New York che a Roma…

mura-mura-gromD’altro canto però Grom è un’avventura fondata su valori importanti, quelli che connotano la migliore imprenditoria italiana: il rispetto verso il prodotto e verso i propri collaboratori; vedere i dipendenti come un investimento e non solo come una risorsa da sfruttare; l’amore per la propria terra e le eccellenze uniche che sa regalare. Oltre al libro (che peraltro consiglio a tutti i ragazzi con velleità imprenditoriali, a sostituzione delle letture canoniche sponsorizzate da una certa accademia…), Grom ha dato vita a varie altre belle iniziative. Dapprima la creazione di Mura Mura, l’azienda agricola fondata nel 2007 a Costigliole d’Asti, che prende il nome da una parola del dialetto malgascio (i.e. del Madagascar) e che significa, eloquentemente, “piano piano”. Qui le colture vengono coltivate coi ritmi propri della Natura e nel rispetto delle tecniche tradizionali, così da garantire un prodotto sano e “autentico” e da tutelare la biodiversità. grom-loves-worldPoi la creazione del marchio Grom loves the world, indicante che tutto il materiale utilizzato in gelateria, dai cucchiaini alle coppette, è ricilabile. Ancora: il Gusto del Mese, che via via aiuta a riscoprire vecchie ricette regionali della tradizione italiana. Infine, l’ultima nata: la Grom Bakery, che produce “i biscotti più buoni del mondo” (tra cui quelli usati per la Crema di Grom, per intenderci…), senza addittivi e adatti anche per i celiaci.

Come dicevo, la storia di Grom è importante per farci capire, a noi giovani ma ai nostri connazionali tutti, che la ripresa è possibile, che il successo si consegue anche nei momenti di crisi, ma che per raggiungerlo bisogna fare esperienza di sensazioni sgradevoli, come la fatica, il sudore, il rifiuto, l’accidia e le opposizioni, anche provenienti dal Paese con la P maiuscola, che invece dovrebbe facilitarci. Invece della vuota “ripresa” di cui si riempiono la bocca Letta e Saccomanni (e che assomiglia secondo me alla parabola di una foglia secca destinata a cadere al suolo, ma sospinta per un momento in alto da una folata di vento..), eccolo qui un saggio di una ripresa vera, attenta all’Italia vissuta, all’Italia dei lavoratori, non a quella patinata e caciarona dei palazzi della Capitale!

Foto: http://www.grom.it

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