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Obama e l’alternativa (rosa) per il post-Bernanke

19 settembre 2013 Economia, Hot News

Obama e BernankeGli ultimi sviluppi relativi al conflitto siriano e il conseguente batti e ribatti volto a decidere se intervenire militarmente o meno (di nuovo in fase di sostanziale stallo) hanno oscurato le vicende relative a un’altra importante decisione che Obama dovrà prendere a breve: la nomina del successore di Ben Bernanke alla presidenza della Federal Reserve.

Il mandato di Bernanke è al termine (scadrà ufficialmente il 31 gennaio 2014) e l’economista ha fatto chiaramente capire  che non intende occupare la stessa posizione negli anni a venire. Il ruolo della FED, in quanto principale Banca Centrale mondiale per via del suo controllo sul dollaro e sull’economia americana, è come si sa centralissimo e ha ripercussioni non solo internamente agli Stati Uniti, ma a livello mondiale. Due sono i nomi in lizza per la carica: quello di Janet Yellen, vice-chairperson della FED medesima, e quello di Larry Summers, ex-consigliere economico di Obama e professore ad Harvard. Iniziamo col delinearne i profili.

Janet YellenLa Yellen, classe ’46, oltre al ruolo alla FED ha ricoperto in passato altre cariche prestigiose come quella di Presidente della Federeal Reserve di San Francisco, quella di economic advisor di Bill Clinton e quella di professore emerito all’università di Berkeley. Laureata summa cum laude alla Brown, dopo il dottorato a Yale inizia la carriera accademica ad Harvard (proseguita poi a Berkeley e alla London School of Economics). Ebrea, convinta democratica, è sposata col premio Nobel George Akerlof. In ambito economico, è considerata una “dove”, una colomba, nel senso che si dichiara più interessata a problematiche “sociali”, come la disoccupazione e il welfare, che a indici “monetari” come l’inflazione.

Summers, 59 anni, vanta anch’egli un curriculum stellare. In passato è stato il 71esimo Segretario del Tesoro statunitense, Presidente della Harvard University e direttore del National Economic Council. Entrato al MIT a 16 anni, si specializza poi ad Harvard, e diventa uno dei più giovani professori di economia della storia di quell’università. Ebreo anche lui, democratico anche lui, professore alla LSE anche lui, si è sposato due volte (attualmente è coniugato con la professoressa inglese Elisa New) e ha tre figli dal primo matrimonio. È nipote di due premi Nobel tra i più famosi, Samuelson e Arrow. Al contrario della Yellen, è un’“aquila”, interessato più ai fondamentali economici che alle tematiche sociali. In passato, il suo motto è stato “privatizzazione, stabilizzazione e liberalizzazione”, in piena onda neoliberista. Come vedremo a breve, il suo operato non è stato esente da critiche, per usare un eufemismo.

Lawrence SummersNegli ultimi giorni un gruppo di 350 economisti (tra cui spiccano i nomi di Joseph Stiglitz e Jeffrey Sachs) ha firmato una lettera inviata ad Obama per sostenere la nomina della Yellen, dopo che negli ultimi giorni sembrava che Summers stesse avendo la meglio. A parte i meriti della Signora, già citati sopra, a spingere questi influenti professori sono state le controversie legate alla figura di Summers. Questi, dipinto a tinte fosche nel film Inside Job di Charles Ferguson come uno dei responsabili della crisi finanziaria attuale, per via del suo ruolo attivo nella deregolamentazione del mercato dei derivati, è stato uno dei promotori del Gramm-Leach-Bliley Act del 1999, che eliminava la divisione nelle aree di influenza di banche d’investimento e banche commerciali, di fatto spianando la strada all’attuale crisiQuando era chief economist alla World Bank nei primi anni Novanta si è distinto per una serie di dichiarazioni infelici, tra cui l’aver negato la possibilità del Global Warming (e dei conseguenti limiti che esso imporrebbe alla crescita economica) e giudicando “naturale” l’esportazione dei rifiuti dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo. Dopo vari scandali legali e non quando era presidente ad Harvard, Summers è stato accusato di aver condotto attività di lobbying per permettere alle banche di aumentare la loro leva finanziaria, ampliando dunque il rischio e l’instabilità dell’intero sistema finanziario. Il tutto mentre si avviava a diventare Managing Director (tra le altre cose…) di un hedge fund, posizione per la quale avrebbe guadagnato 5 milioni di dollari in 16 mesi, e teneva conferenze per le principali banche d’investimento (Goldman Sachs, Merrill Lynch ecc.) per cifre astronomiche: si stima che si sia fatto pagare 135.000 dollari per un singolo speech.

Date le critiche piuttosto eclatanti, sembrerebbe che Obama abbia di fronte una scelta facile. Ma il Nobel per la Pace più guerrafondaio che mi ricordi può ancora riservare sorprese, a tutto vantaggio dell’appetito smanioso dei complottisti.

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