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sabato, 19 agosto, 2017 10:44

Alice non lo sa

francesco-de-gregoriCristiano de André racconta che quando da piccolo trovò De Gregori impegnato a scrivere un disco col padre, lo assediò per una settimana cercando di scoprire perché Alice guardava i gatti. Alla fine il cantautore gli disse che la risposta era in una canzone che gli avrebbero dedicato, si chiamava Oceano.

Quando uscì, nel 1973, quell’Alice che dà il nome all’album valse al suo autore molte critiche e l’ultimo posto al concorso Un disco per l’estate. Dov’è la storia, ci si chiedeva. Ma in quella canzone misteriosa – sapiente messa in pentagramma di letture giovanili e amori musicali – di storie ce n’erano tante. Storie sospese, indipendenti, che seminano indizi qua e là e poi divagano in versi che non avrebbero bisogno neanche di musica, che inspiegabilmente cantano da soli, lasciando alla sensibilità dell’ascoltatore il compito di trovarne la chiave. E la chiave è Alice.

Alice – il riferimento è al personaggio di Lewis Carroll, ma è solo un punto di partenza, un nome che suonava bene – è una ragazza che vive con distacco da un mondo che non sa comprendere e forse non le interessa nemmeno: guarda i gatti, che non la guardano. Il dramma del paese delle meraviglie del XX secolo, con i suoi curiosi personaggi, è l’assoluta mancanza di comunicazione.

C’è un’Irene che al quarto piano da qualche parte del mondo, si guarda nello specchio; nove canzoni dopo scopriremo che si suiciderà. E Lilì Marlene bella più che mai, sorride al pensiero di invecchiare, non ne ha paura. C’è una sposa silenziosa che aspetta un figlio e lui, lo sposo – a differenza di Alice – lo sa, ma in assenza di dialogo l’unica alternativa è un sfogo improvviso e irrazionale il giorno delle nozze: pazzi sono coloro che si piegano alle convenzioni sociali, non lui.

Poi c’è Cesare, Pavese – riprendendo un aneddoto reale della vita dello scrittore, la prima delusione che segnerà la sua vita e la sua arte– ma potrebbe essere un qualunque Cesare che aspetta invano il suo amore sotto la pioggia, mentre il sipario cala sul personaggio più positivo, caratterizzato etnicamente e geograficamente ma senza nome. È un arabo che ha un cancro nei tempi in cui la parola veniva censurata dalla Rai perché ritenuta sgradevole, un mendicante pieno di dignità che non chiede pane e accetta la malattia, a tal punto da scherzarci sopra.

alice-non-lo-saE se il testo di quella Oceano, che nei ricordi del piccolo Cristiano dovrebbe dare la risposta, può sembrare un invito, un ammonimento quasi, a non cercare risposte o significati di certe immagini poetiche ma solo ad amarle, se questo episodio è vero e c’è un legame tra le due canzoni allora vogliamo davvero sapere chi siano Cesare, Irene, Marlene? Forse non era quello che interessava all’autore: non la scena, non l’introduzione né la conclusione della storia; da buon affabulatore tutt’al più la morale.

La ragazza che guarda i gatti è chi, sgomento, spaurito, boccheggiante, si arrende di fronte alle risposte che non riesce a trovare. Chi ha paura di non riuscire ad andare oltre una realtà che, peraltro, non comprende neppure fino in fondo.
Alice guarda i gatti perché evidentemente il sole brucia.

E raccontare di Alice nel paese che usciva dalle fasi più dure della guerra fredda e dalle contestazioni giovanili nell’incontro con i personaggi del mondo moderno permetteva, oltre che di leggere in filigrana la realtà storica – lo stesso farà in Titanic tinteggiando l’illusorietà del progresso attraverso la metafora del transatlantico ritenuto inaffondabile – una chiara denuncia dell’incomunicabilità.

Alice non sa, ma dovrebbe sapere perché di meraviglie, a ben guardare, ce ne sono anche qui.

Veronica Talone

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