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martedì, 22 agosto, 2017 11:24

Arena Rho(?) E PalaSharp. La Milano delle occasioni perse

musica-dal-vico-scarse-infrastruttureLe critiche all’organizzazione degli eventi dal vivo sono una costante nella storia dello spettacolo contemporaneo. Le polemiche ai postumi di una manifestazione live (concerto, festival) fanno sempre parte delle argomentazioni frequenti sia da parte della stampa che, ormai, anche degli utenti stessi. È sufficiente navigare qualche minuto su vari forum e blog per trovare innumerevoli polemiche, e spesso non a torto.

Il ricorrere al grande raduno di massa, una costante da almeno quarant’anni soprattutto nella musica rock, piuttosto che all’intimità del jazz club, non è stato supportato adeguatamente in termini di edificazione, o quantomeno ammodernamento, di strutture ad hoc. Uno dei paesi in cui lo spettacolo dal vivo è sempre vissuto con grande partecipazione da parte del pubblico, l’Italia per l’appunto, non spicca certo per eccellenza infrastrutturale. I casi da riportare si sprecherebbero. La città maggiormente toccata dalle imponenti tournée internazionali è, numeri alla mano, Milano. Ma siamo sicuri che sia dotata adeguatamente per un ruolo così importante? In Italia sì, senza dubbio, ma scorgendo le location maggiormente toccate dai promoter per l’organizzazione di concerti e festival, c’è da mettersi le mani nei capelli.

L’esempio più lampante è, a parere di chi scrive, quella che da qualche anno viene menzionata come “Arena Fiera Milano Live”. Curiosa l’ascesa di questa location: da anonimo parcheggio immerso nel grande polo fieristico meneghino ad “Arena Live”. La verità è che parcheggio era e parcheggio è rimasto. L’installazione di un palcoscenico nel bel mezzo di essa, non ne fa certo una struttura polivalente e questo lo sanno benissimo anche i promoter italiani che, imperterriti, continuano a inserire nel cartellone di Rho, festival importantissimi come L’Heineken Jammin’, il Gods Of Metal, il Big Four, l’Indipendent-Day e anche singoli eventi live di grandissima portata: Red Hot Chili Peppers, Iron Maiden, Oasis (poi annullato), Green Day, System Of A Down, Soundgarden, Foo Fighters e tanti altri.

I punti “pro” con cui gli organizzatori tentano di giustificarsi sono la facile raggiungibilità in metropolitana (che però chiude presto e spesso si vede scatenare una corsa all’ultimo treno), ampi parcheggi e capacità di ospitare diverse migliaia di persone (circa 40.000). Tutto vero, è da far notare però come l’etichetta di “arena” precluda a caratteristiche ben precise: posti a sedere (totalmente assenti, in un parcheggio effettivamente servono a poco), strutture moderne di accoglienza e svago (utili soprattutto durante i festival), servizi igienici ben posizionati. E poi una distesa di asfalto è quanto di peggio si possa offrire, soprattutto visto l’uso esclusivamente estivo del posto.

Arena-Fiera-MilanoSe la passa peggio quella che invece era una storica struttura polivalente di Milano: il PalaSharp. Costruito in via provvisoria nel 1986 a sostituire il Palasport di Milano crollato sotto la nevicata dell’anno prima, era diventato nel corso degli anni una struttura molto ben utilizzata per eventi sportivi e musicali. Oggi sulla carta penderebbe un progetto di ristrutturazione che avrebbe dovuto far parte del grande calderone dell’Expo 2015 e che avrebbe dovuto rendere il palazzetto una modernissima struttura per lo spettacolo dal vivo (beato chi ci ha creduto). Facendo un giro a Lampugnano (il quartiere che la ospita) ci si trova davanti allo scenario agghiacciante di un’area abbandonata a sé stessa, distrutta dalle intemperie e da disperati senza tetto, e che addirittura ora potrebbe cadere in modo rocambolesco in mani islamiche per adibirlo a spazio di preghiera (avete letto bene).

Come se non bastasse lo stadio Meazza funziona a mezzo regime per le tristemente note vicende legali, il Palalido è e rimane una struttura prettamente sportiva, e il Forum di Assago (spesso menzionato come “fiore all’occhiello”) per quanto “meno peggio” è e rimane un palasport, grande, ma palasport.

In conclusione, è chiaro che le responsabilità non siano da addossare ai promoter, vittime parzialmente giustificate di incredibili falle infrastrutturali di cui solo le istituzioni potrebbero farsi carico. Ma nel paese dello spreco e delle occasioni perse all’orizzonte c’è ancora poco di buono.

Andrea Carnevali

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