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giovedì, 24 agosto, 2017 8:58

Beady Eye: tra luci (poche) e l’ombra di Noel Gallagher

beady-eye-liam-gallagherI nodi vengono al pettine, recita un comune modo di dire, e forse nulla potrebbe descrivere meglio le vicende dei Beady Eye. La band è nata dalle ceneri degli Oasis nello stesso momento in cui Noel Gallagher lasciava il backstage del Rock En Seine di Parigi prima dell’inizio del terz’ultimo concerto del Dig Out Your Soul Tour.

Era il 28 agosto del 2009, e la band simbolo dei 90s e della riscossa britannica sulla scena grunge mandava tutto all’aria per via dell’ultima, ennesima, combutta dei suoi due leader. Due giorni dopo ci avrebbero raggiunti per la chiusura all’Arena Concerti di Rho Fiera, ma troppe erano state le tensioni degli ultimi tempi. Poche settimane dopo, la notizia che Liam e soci non pensavano minimamente alle vacanze, e che la nuova formazione si sarebbe chiamata Beady Eye. Un bel banco di prova per il fratello minore, che avrebbe finalmente potuto dimostrare le sue capacità. Ed eccoli i nodi arrivare al pettine.

Finora non c’è stata partita: l’estro lirico e musicale di Noel ha avuto nettamente la meglio sul fratello Liam. E chi diceva che Oasis = Noel Gallagher sta avendo ragione. Il primo lavoro dei Beady Eye Different Gear, Still Spendind uscito nel febbraio 2011, presentava ottimi spunti poi sviluppati così così. L’ultimo “BE”, sugli scaffali dal giugno di quest’anno, sembra invece essere un’accozzaglia di scarse idee e sperimentazioni senza né capo, né coda. Si poteva almeno perdere bene, “giocarsela”, e invece l’esordio di Noel Gallagher High Flying Birds ruba totalmente la scena, seppur con qualche titubanza qua e la. Lo stile, le orchestrazioni, la ricercatezza nei suoni, creano atmosfere decisamente più intimiste, molto poco “oasis”, ma la qualità dell’operazione non si discute.

noel-gallagherNell’ultimo BE (sigla appunto di “Beady Eye”) vengono alla luce tutta la pochezza di una band che punta tutto sulla sua storia pregressa, su un front man che seppur carismatico, è vocalmente finito da tempo. Anche da questo punto di vista, Noel straccia il fratello, in interpretazioni vocali degne del lavoro che accompagnano, e di superiorità evidente anche in sede live.

Possiamo affermare come una reunion della vecchia formazione convenga decisamente più a Liam, che non a Noel, anche se pare proprio nessuno ne abbia le intenzioni. I Beady Eye sono e restano convinti delle loro uscite, anche se pare scontato che la loro esistenza stia dipendendo soprattutto dalle tournée (l’ultima ancora in atto), sfruttando ancora quell’ “effetto Oasis” che fa senz’altro bene a entrambe le parti, ma che alla lunga potrebbe trasformarsi in una semplice febbre da reunion. Sarebbe bene che Liam & co. si impegnino nella costruzione di un’identità più forte e tentino almeno di insidiare la leadership indiscussa di Noel di cui aspettiamo, con molta più fame, buone nuove.

Andrea Carnevali

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