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giovedì, 24 agosto, 2017 5:07

Donne ch’avete intelletto di…suono

Fragonard Lezioni Di MusicaInsieme alla Fondazione Adkins Chiti è un festival il cui obiettivo è restituire alle donne compositrici il meritato lustro – dopo una svalutazione passata per secoli di stereotipi e recriminazioni – attraverso insolite riscoperte di un repertorio poco battuto nelle ormai classiche programmazioni da concerto.

Se nella cultura medioevale i trovatori itineranti, maschi e femmine, suonavano liberamente nelle corti, dal ‘600 suonare diventa sinonimo di perfetta educazione per le fanciulle di buoni natali, per quanto ogni sfoggio di virtuosismo al di fuori della cerchia familiare poteva apparire equivoco. Le fortunate erano per lo più figlie e mogli d’arte –Barbara Strozzi, poi Fanny Mendelssohn o Clara Schumann – benvolute nei salotti nobiliari e la cui appartenenza al sesso femminile così come discriminante fungeva spesso da ispirazione per opere – La liberazione di Ruggero dall’isola di Alcina di F.Caccini, ad esempio – scritte da e per un pubblico femminile.

Ma «poiché la musica è sommamente dannosa per la modestia che è propria del sesso femminile» Papa Innocenzo X si sentì “in dovere” – estendendo il divieto di ricevere l’educazione musicale – di proteggere le donne dal mettersi in pericolo la reputazione. Grazie al melodramma poi, nel ‘700 ventitrè italiane vedranno la loro musica pubblicata.

Donne che – superando anche l’innata reticenza che faceva dire alla Woolf:«Nel loro sangue scorre l’anonimato» – consacrano le loro vite all’arte, fuori da un’epoca che le vuole morigerate e prive di spirito critico, colpevoli soltanto di essere donne del ‘900 che vivono nel XVII sec. Donne che potevano suonare il clavicembalo e cantare ma erano al più “signore della musica”, non musiciste.

Condizionamento di genere che pare essere superato se nel 1970 Patty Pravo cantava «So che in tutti gli uomini che ho amato io cercavo solo te» per consolare lui, il giovane progressista che del “facciamo l’amore, non la guerra” cercava di sostanziare i contenuti al più presto – guai però se lei fosse stata troppo esperta! – quando l’allunaggio diventa un termine di paragone a rappresentare l’arretratezza: «Ma come, siamo arrivati sulla Luna e siamo ancora terra-terra sulla parità dei sessi!»

patty-pravoPer le donne è così da sempre: una lotta tira l’altra, una vittoria tira l’altra. Non è stata la prima né tantomeno sarà l’ultima.

Nella musica oggi sono la maggioranza ma i ruoli di prestigio sembrano ancora di dominio maschile – la prima direttrice d’orchestra alla Scala, Susanna Malkki, risale al 2011.

Che le suddette iniziative in rosa siano un ottimo incentivo alla valorizzazione della musica femminile non c’è dubbio ma la soluzione, per quanto auspicabile, mi sembra consideri il punto di vista sbagliato.

Una volta che alle donne sia data la possibilità di ricoprire determinati ruoli è irrilevante ragionare secondo l’una o l’altra categoria di genere. Il giusto criterio di valutazione l’aveva Schumann, in tempi non sospetti: «Suonate sempre con l’anima: senza entusiasmo non si compie nulla di grande». Che si tratti di musicisti o musiciste.

Veronica Talone

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