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sabato, 19 agosto, 2017 6:51

Fare all’amore… con Barry White!

Fare all’amore… con Barry White!

Barry White primo pianoC’erano una volta canzoni per ogni momento speciale. Canzoni con le quali svegliarsi al mattino, preparare i migliori discorsi sotto la doccia, canzoni da pioggia, da corsa, canzoni se lei ti ha lasciato, canzoni per dimenticare, canzoni per ricordare, per lo specialissimo momento in cui rimani imbottigliato nel traffico, canzoni per cucinare o prima dell’appuntamento-stavolta-è-quello-giusto. Fin quando, un giorno, un uomo con un nobile scopo decise di donare al mondo delle canzoni per fare all’amore. Quell’uomo si chiamava Barry White.

Un portento: cresciuto ascoltando la collezione di musica classica di sua madre, sulle prime si diede al pianoforte, poi la sua voce inconfondibile si manifestò per la prima volta: «Cambiò quando avevo 14 anni. Mi svegliai e parlai a mia madre e il mio torace cominciò a vibrare. Fu incredibile, era terrorizzata!»

Una voce sensuale e imponente, ma che nei primi lavori tira avanti un po’ oltre il necessario. I’Ve Got So Much To Give, disco del 1973 è prolisso ma contiene in nuce le direttrici del suo sound: White segue un canovaccio di brani soffusi, sensuali, ammiccanti e con saltuari momenti di intensità, blaterando nel suo registro suadente; Stone Gon’ allunga ancora di più questo gioco, dilatandosi in dialoghi erotici, seppur dalla scarsa sostanza, con messaggi ripetitivi di amore, desiderio, passione fino a quando I’m Gonna Love You Just a Little More Baby schizza al primo posto delle classifiche R’n’B e dà inizio a una carriera di successi.

Con Can’t Get Enough i chilometrici brani si accorciano furbamente, avvicinandosi allo stile della Disco che proprio in quel periodo spopola nelle classifiche e nelle discoteche. Momento intenso di celebrità, anche se breve.

Barry WhiteCristallizzandosi in forme anchilosate e prevedibili, I Love to Sing the Songs I Sing e Sheet Music consacrano il crescente declino commerciale di White. Tuttavia il colosso texano si era imposto irrimediabilmente all’atmosfera mondiale, e non c’era più scampo.

In un vecchio numero di Rolling Stone il saggio Steven Tyler diceva: «mettete un ragazzo e una ragazza in una stanza con una musica sexy e i due non potranno fare a meno di fare l’amore».

Ebbene amici lettori, direi di iniziare con I’m Gonna Love You Just a Little More, Baby, un lungo Funk soffuso ed orchestrato – pur senza molta personalità – per scaldare gli animi. A seguire vostra la scelta tra You See the Trouble with Me, What am I Gonna Do with You o Let the Music Play che vi prepari al gran pezzo: You’re the First, the Last, my Everything, con la sua interminabile attesa di mormorii. Con Can’t Get Enough of your Love, Babe stesso trucco, trentacinque secondi di borbottio e poi quel ritmetto latino massacrante che piega le ginocchia. Per finire All Around the World: la canzone è di Lisa Stansfield, bella da sé. Ne incisero una versione assieme: lei cantava e lui ruggiva acciambellato lì da qualche parte. Soddisfatti? Tanto possono la luce soffusa delle candele, una voce cavernosa e 150 chili di languidezza.

Veronica Talone

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