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Il passerotto che cantava tra la gente

1 novembre 2013 Hot News, Musica

Edith Piaf«Il canto è un modo di fuggire. È un altro mondo. Quando canto non sono più sulla terra.»

Édith Piaf, pseudonimo di Édith Giovanna Gassion, morì l’11 ottobre del 1963 a solo 47 anni. Ne dimostrava il doppio, completamente cambiata per la dolorosa malattia, le mani informi per l’artrite e i capelli radi, ma con la stessa padronanza del palco di sempre. Amava la sua arte, viveva per farsi ascoltare. Rimase nella storia come la cantante francese più famosa al mondo. La vie en rose fu la canzone francese più cantata di sempre, rendendo Édith un’icona amatissima da tutti.

Soprannominata il passerotto (piaf) per la sua piccola statura e per la sua splendida voce, riusciva in una sola canzone a far emergere al meglio tutte le sue sfaccettature canore. La voce di Piaf è la voce della Francia anni ’40: passionale, forte, ribelle, inquieta e perennemente dolce.

«Voglio far piangere la gente anche quando non capisce le mie parole.»

La sua vita è stata fin da subito una battaglia: nata all’inizio della prima guerra mondiale, una breve cecità fatta fuggire da un miracolo, la vita di strada con le numerose canzoni urlate tra i vicoli e gli infiniti amori mai conclusi bene. Piaf amava, affascinava, si lasciava conquistare con tutta la magia che sapeva emanare.

«Per quanto mi riguarda, l’amore significa lottare, menzogne, grandi e grosse, e un paio di schiaffi in pieno viso.»

Piaf gli ultimi periodi della sua vitaLa giostra che è stata la sua carriera inizia nel 1935 sotto il nome di La Môme. Conosce numerosi nomi famosi e in molti fanno la fila per diventare suoi impresari. Édith è giovane, sfacciata e piena di vita. Una ventata fresca per il panorama artistico francese. Nel 1936 ottiene un contratto con la casa discografica Polydor, cambiando nel ’45 per far parte della Phaté e scrivendo un anno dopo la celebre Vie en rose. La colonna sonora della Francia in guerra.

Il successo continua e i brani diventano numerosi. Les amants de Paris, La foule, Milord e un’altra icona della sua grande personalità, Non, je ne regrette rien del 1960. Simbolo della vita tormentata della minuta Piaf caratterizzata da troppe delusioni e dolori, con l’uso di droghe e alcool per alleviare le solitudini e le numerose depressioni. Édith non rimpiange niente, la vita è una e va vissuta in tutte le sue sfaccettature, bisogna accettare tutto ciò che lei ci offre.

«Non, rien de rien / Non, je ne regrette rien / Ni le bien qu’on m’a fait, ni le mal / Tout ça m’est bien égal.»

«No, niente di niente / Non rinnego niente / Né il bene che mi hanno fatto, né il male / Per me sono uguali.»

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