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mercoledì, 23 agosto, 2017 6:41

Jaco Pastorius: un “Monet con molto più ritmo”

jaco-pastorius«Cosa vuoi?»
«Salve, il mio nome è John Francis Pastorius III e sono il più grande bassista del mondo»
«Togliti dai piedi, imbecille!»

Agli inizi del 1975 ebbe luogo il leggendario incontro che tutti noi fan ricordiamo, tra “un ragazzino pelle e ossa coi capelli lunghi, vestito da matto” e il Grande Capo dei Weather Report, Joe Zawinul. Jaco non era ancora noto, ma coraggioso e consapevole delle sue capacità riuscì a consegnargli un nastro, Zawinul lo liquidò coi suoi modi poco calorosi ma quando l’anno dopo il suo bassista abbandonò la band, si ricordò di quel giovane, un po’ megalomane ma che tutto sommato pareva sveglio e gli telefonò: «Ehi, ragazzino, suoni anche il basso elettrico?». Chissà la sua espressione quando, ascoltando i grooves pulsanti del vecchio Fender ‘62 al quale Jaco stesso toglieva i tasti, capì che quel ragazzino, sulla cui testa brillava la buona stella di Hendrix, avrebbe messo su una rivoluzione copernicana, dando nuova dignità jazzistica allo strumento. Il suono di Jaco diverrà il suono del fretless, quello a cui ambirà qualsiasi bassista.

In linea con l‘immagine del genio che si avvicina alla gloria in maniera fortuita, prima di diventare il miglior bassista del mondo l’impetuoso Jaco ne era stato il miglior batterista. Ma il destino, che qui chiameremo frattura di un polso, lo mise nella giusta direzione. Da lì una gavetta spossante, fatta di studio matto e disperato e tournée massacranti, poi la parentesi con i Weather Report, gruppo di nicchia quanto bastava per sollevarlo ai vertici della fama e per essere risollevato esso stesso dall’entrata di un enfant prodige che, come una spugna, metabolizzava qualsiasi nota gli giungeva all’orecchio. Ma il successo ha un prezzo, e spesso va pagato a Bacco in persona. Trafila solita: alcolici, droghe, mattane che gli causarono l’espulsione dalla band. Nell’82 viene arrestato perché gira per Tokyo nudo su una moto, nell’83 vola giù da un balcone a Rimini. Poi la carriera solista, Jaco suona sempre divinamente, ma diventa letteralmente matto; aumentano le collaborazioni ma peggiorano i rapporti con gli addetti ai lavori.

weather-reportIl più grande di tutti? Di certo il miglior bassista degli anni 80. Dettò nuove leggi, fu anarchico ma anche un lucido architetto, pronto a sfidare le leggi della fisica con martello e scalpello per svincolare lo strumento dal ruolo in cui era confinato da decenni. Certo non tutto il materiale è di grande qualità, ma la sua tecnica, eccezionale per il tempo, affiora senz’altro. Scontato citare Heavy Weather, capolavoro orchestrale; penso invece al suo basso su Hejira di Joni Mitchell, all’esibizione nota come The Birthday Concert o la versione mozzafiato della parkeriana Donna Lee. Infine Holiday for Pans, disco postumo dalla storia sfortunata. Pastorius era convinto che quello sarebbe stato il suo capolavoro. Forse aveva ragione.

Ma proprio nel momento in cui si respirava più jazz del solito, la morte era vicina per Jaco, che aveva predetto di morire a 33 anni come Gesù Cristo o a 34 come Charlie Parker.

Aveva 35 anni invece, vittima di un pestaggio del buttafuori al Midnight Bottle Bar. Una storia, quella della sua fine, discussa, umiliante e dolorosa. Per i fan che lo amavano, che Jaco voleva svegliare dal sonno col suo rumore, coloro ai quali, come diceva un altro grande musicista americano «Non voglio vendere la mia musica. Vorrei regalarla, perché da dove l’ho presa non bisogna pagare per averla».

Veronica Talone

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