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sabato, 19 agosto, 2017 9:26

Attento Toro: forse Cerci non basta

Facendo un bilancio dei primi tre incontri ufficiali –  il terzo turno di Coppa Italia e le prime due giornate di campionato – il Torino non può sorridere. Dopo la sconfitta riportata all’Olimpico contro il Pescara (che, ricordiamolo, attualmente milita in serie B), la truppa di Ventura ha infatti segnato due reti contro il neopromosso Sassuolo, ma sette giorni dopo ne ha subite altrettante a Bergamo, in casa dell’Atalanta: avversarie, entrambe, da cui il Toro si deve guardare in prospettiva salvezza.

ciro-immobile-torinoLa sensazione, a dirla tutta, è che ad oggi lo schieramento granata resti un’incognita. Il 3-5-2 proposto da Ventura, che sulla carta sembrerebbe funzionare, nella pratica fatica a mettersi in moto: tralasciando la mancanza di un motore di propulsione centrale – Vives non sfigura in un ruolo che non è il suo, ma forse si potrebbe tentare la carta Bellomo – gli ingranaggi scricchiolano, in testa e in coda. Là dietro, in porta, non ci sono grandi alternative e per il momento il ventisettenne Padelli fa tremare i tifosi più di quanto gli attaccanti facciano tremare le traverse: a proposito, sono state ben tre le traverse colpite in 180 minuti di gioco, a fronte di soli due gol. Le accoppiate Immobile-Cerci e Immobile-Larrondo finora producono tanto, con l’ex genoano sempre a far sportellate, ma concretizzano poco: pare che quella granata sia la sponda iellata del Po, e qui la Fortuna non aiuta nemmeno gli audaci.

cerci-venturaInsomma, il meccanismo va ancora oliato con cura, soprattutto in fase di costruzione del gioco, per accelerare la manovra e renderla maggiormente incisiva. Un ruolo chiave, in questo senso, potrebbe svolgerlo la punta di diamante della rosa, Alessio Cerci, che nella scorsa stagione ha luccicato a tal punto da attirare l’attenzione del ct Prandelli. Ala pura, dalla falcata decisa e dal dribbling secco, dopo i trascorsi litigiosi a Firenze, arrivò al Toro lo scorso anno su richiesta di Ventura, che già ai tempi del Pisa (stagione 2007/2008) ne seppe temperare lo spirito gagliardo. Reduce da un’ottima stagione, con 8 gol e numerosi assist a condire prestazioni magistrali, il ricciolino mancino quest’anno deve ancora prendere le misure nel nuovo modulo: il ruolo di seconda punta sembra infatti limitarlo, ma comunque non gli impedisce di confezionare dei piccoli gioielli personali (vedi il gol contro il Sassuolo).

cerci-torinoResta solo da capire, e non è cosa da poco, se l’ala che ha fatto innamorare i tifosi e ha impressionato Prandelli soccomberà al modulo, saprà adattarvisi o lo riplasmerà col suo talento. Il calcio italiano, saturo di tatticismi, ha bisogno di quel tremendismo, di quelle sgroppate sulla fascia destra, di quelle accelerazioni per accentrarsi e arrivare al tiro e anche di quel mancino, così potente e preciso, che spinse il giornalista Pistocchi a pronunciare l’ormai celeberrima (e parodiatissima) frase: «Robben? Mi ricorda un po’ Cerci».

Rebecca Mellano

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