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sabato, 21 gennaio, 2017 2:07

Conservatori, rivoluzionari e baluba: breve analisi del mercato estivo delle sette big di Serie A

La sessione estiva di calciomercato è per un tifoso uno dei momenti più caldi e discussi dell’intera stagione sportiva. Sarà la struggente assenza di partite, o magari l’attesa nervosa del nuovo inizio di campionato, oppure anche – forse soprattutto – l’auspicio di nuovi rinforzi e di mancate cessioni dei propri beniamini, fatto sta che anche coloro che ad inizio giugno si erano ripromessi “una pausa dal calcio” finiscono per cadere nel clima vorticoso delle trattative.

Conclusi da più di un mese gli affari e, anche grazie al primo scorcio stagionale, è tempo di pagelle per i mercati delle sette big: Juventus, Roma, Lazio, Fiorentina, Napoli, Inter, Milan (in rigoroso ordine di classifica dell’anno precedente). Le valutazioni saranno effettuate non solo considerando l’eventuale effettivo potenziamento delle rose, ma anche ponderando il contesto (a parità di rafforzamento si avranno valutazioni diverse in base alla squadra: per esempio non si può prescindere dal fatto che la Juventus abbia appena stravinto il suo 31° scudetto, come non si può ignorare che le milanesi abbiano chiuso l’ultimo campionato in ottava e decima posizione); ampio spazio verrà dato all’aspetto economico e a questo proposito vengono indicati i costi di esercizio di ciascuna squadra, intesi come la differenza tra investimenti e ricavi (nota bene: i valori sono comprensivi di tutti e soli i costi fissi, trascurando invece le cifre relative a bonus e riscatti non obbligati); inoltre, la disamina terrà anche conto delle promesse non mantenute durante la sessione, degli obiettivi sfumati e dei relativi ripieghi.

Da notare infine, per una maggiore chiarezza, che accanto alla valutazione del mercato viene dato anche un voto finale alla squadra, riferito cioè al valore complessivo della rosa a seguito delle operazioni effettuare, con ottica rivolta all’obiettivo stagionale.

 JUVENTUS

Cessioni: Storari (-), Pepe (-), Pirlo (-), Ogbonna (11), Tévez (7), Vidal (37+3), Llorente (-), Coman (7+21), De Ceglie (-), Isla (0+7). Acquisti: Pereyra (14), Neto (-), Rugani (-), Zaza (18), Khedira (-), Vadalá (7+9), Mandžukić (19+2), Dybala (32+8), Alex Sandro (26), Cuadrado (2+25), Hernanes (11+2), Lemina (1+9). Costi di esercizio: passivo di 68 milioni.

cuadrado-juventus

La Juventus viene da quattro scudetti consecutivi (gli ultimi tre dei quali dominati dalla prima giornata e ammazzati al più tardi a metà marzo) e da una stagione indimenticabile chiusasi con il sogno della gloria immortale di una Tripletta infranto solo in finale di Champions League contro il Barcellona. In queste condizioni l’ideale sarebbe perfezionare la rosa eliminando gli ultimi punti deboli, magari con una cessione importante che permetta di ricavare soldi per andare a coprire immediatamente la lacuna creatasi, aggiungendo freschezza ed entusiasmo ad una rosa vincente.

La Vecchia Signora, più o meno forzatamente, opta invece per una rivoluzione: lascia andare liberamente via Pirlo a costo zero, accontenta Tévez liberandolo praticamente gratis (ufficialmente lo cede per 7 milioni al Boca, da cui poi però acquista il primavera Vadalá in prestito biennale per 7 milioni con riscatto a 9), accetta l’assegnone per Vidal, aggiunge ai partenti il nome di Llorente incomprensibilmente regalato a zero al Siviglia (che poi, destino beffardo, è avversario nel girone di Champions). Il computo finale vede tre protagonisti titolarissimi e mezzo (Llorente lo è stato fino alla definitiva esplosione di Morata) partenti, una squadra rivoluzionata nei suoi principali punti di forza, e tutto ciò per soli 10 milioni a testa (cioè i soldi del Bayern per Vidal). Onestamente non tantissimo, probabilmente inevitabile, ma a ogni modo con la vendita di Ogbonna (ottima la cessione ad 11 milioni, pessimo l’acquisto che fu di 15) e con un aiutino dai 350 milioni di fatturato si può di certo ovviare agli addii.

Pronti via, subito ad inizio sessione la società mette a segno una raffica di operazioni: oltre al riscatto di Pereyra (14 milioni, non pochi, ma il giocatore li vale) e il rientro a zero di Rugani (buonissime prospettive, se si conferma e se vige meritocrazia non tarderà a rubare il posto a Bonucci o Chiellini), arrivano i tre attaccanti Mandžukić, Dybala e Zaza per un totale di 70 milioni di euro (+10 legati ai bonus). Ora, contrariamente alle voci euforiche sentite al momento dell’ufficialità, a ben guardare queste tre operazioni lasciano un po’ perplessi. Non tanto per i valori dei giocatori: Mandžukić (che tuttavia non è Tévez e nemmeno Cavani, accostato più volte ai bianconeri) è uno spilungone che ha sempre fatto gol, può fare il titolare nella Juventus e piace molto anche ad Allegri; Dybala (che tuttavia è giovane, che è una scommessa costosa e un grande rischio, che è indisciplinato tatticamente, che ha fatto una buonissima annata al Palermo di Zamparini – a proposito, l’operazione somiglia moltissimo a quella di Pastore al Psg – ma che è tutto da verificare in una grande squadra, e che soprattutto pare non abbia le preferenze di Allegri) ha dei colpi eccezionali; Zaza è un discreto talento italiano e come quarto attaccante è di tutto rispetto. Le perplessità in realtà nascono più dal punto di vista gestionale/economico: la Juventus spende 70-80 milioni per tre attaccanti, dei quali due saranno riserve e solo uno sarà in campo accanto a Morata; viene dilapidato tutto e più il gruzzolo recuperato dalle cessioni per migliorare il proprio reparto offensivo nel suo complesso ma peggiorando la formazione titolare, perché nessuno dei tre è un trascinatore come lo era Tévez né ha le qualità di Tévez.

Tra gli arrivi di inizio sessione c’è anche il nome di Khedira, svincolato dal Real Madrid e arrivato a costo di ingaggio (non basso: 4.5 milioni), che però a fine luglio si infortuna gravemente e che ha rivisto il campo solo di recente; nonostante ciò, Khedira continuerà ad essere l’unico acquisto di rilievo a centrocampo (Lemina è ancora misterioso): in altre parole, fino a qualche giorno fa il reparto mediano dei bianconeri è stato lo stesso dell’anno scorso, con in meno Pirlo e Vidal (e Marchisio fuori per ampi tratti)!

Altro capitolo dolente, il trequartista, primissimo desiderio sulla lista di Allegri fin dal 6 giugno. Per due mesi dall’ambiente Juve esce ottimismo riguardo a colpi roboanti. Oscar, Isco, Götze, è infine con Julian Draxler che si raggiunge l’intesa: la dirigenza bianconera lo insegue per un mese, lo raggiunge, lo coccola, è tutto fatto, escono anche le cifre… finché il Wolfsburg non ne ufficializza l’acquisto. Marotta torna a Torino livido di rabbia e vergogna, Agnelli è infuriato, la situazione raggiunge apici di grottesco che non si vedevano da almeno cinque anni. Ci si riduce l’ultimo giorno di mercato ad acquistare Hernanes dall’Inter per 11 milioni: al di là dell’operazione in sé (Hernanes era un buon giocatore fino a due anni fa ma viene da un periodo sfortunato fisicamente; se recuperato può benissimo fare il titolare e sarebbero 11 milioni ben spesi, per ora sembra a tutti gli effetti un’operazione fatta solo perché si era rimasti senza alternative), quello che lascia assolutamente basiti è la completa impreparazione della società, la mancanza di lungimiranza con cui sono stati affrontati i tre mesi estivi e la stolidità con cui si è arrivati al 31 agosto con l’acqua alla gola.

In ultimo la questione Alex Sandro, buonissimo terzino sinistro in scadenza di contratto col Porto, acquistato per la modica cifra di 26 milioni di euro: quarto terzino più costoso della storia del calcio dopo Thuram (dal Parma alla Juventus per 33 milioni), Dani Alves (dal Siviglia al Barcellona per 32 milioni) e Coentrão (dal Benfica al Real Madrid per 30 milioni). Il giocatore ha qualità certe ma economicamente parlando rischia di essere un suicidio, e anche a livello logistico è discutibile: hai una grave carenza a centrocampo e l’allenatore ti chiede da mesi un trequartista, non è meglio conservare quella cifra anziché utilizzarla per un terzino?

In conclusione, la Juventus ha investito moltissimi soldi (circa 130 milioni, per un passivo di 68) per lasciare la formazione sguarnita nel reparto di centrocampo, per comprare l’ultimo ripiego come trequartista e senza che in attacco abbia preso un grande trascinatore che possa da solo mettere al bando qualsiasi dubbio. La dirigenza è apparsa spesso in confusione, persino in quella che probabilmente è la sua migliore operazione in entrata: la scommessa fatta su Cuadrado a fine mercato per soli due milioni è certamente lodevole, ma il giocatore è un esterno destro di un 4-3-3,  modulo che non prevede quel trequartista che Allegri chiede da mesi e che quindi non era nei piani. Per tutte queste ragioni ritengo che il mercato dei bianconeri sia assolutamente insufficiente, con un mezzo voto in più che li riporta in linea di galleggiamento per il capolavoro in uscita dell’operazione Coman.

Voto al mercato: 5.5 Voto alla rosa (obiettivo scudetto): 7.5

ROMA

Cessioni: Astori (-), Holebas (3), Bertolacci (20), Doumbia (-), Yanga-Mbiwa (8+2), Romagnoli (25), Destro (9+3), Ljajić (2+11), Ibarbo (2). Acquisti: Bertolacci (8), Ibarbo (5+8), Iago Falque (8+1), Szczęsny (-), Salah (5+15), Džeko (4+11+3), Rüdiger (4+9), Digne (3+10). Costi di esercizio: attivo di 30 milioni.

dzeko-roma

La Roma arriva da due secondi posti di fila, entrambi a distanza di 17 punti dalla testa; nella seconda parte della scorsa stagione ha avuto parecchie difficoltà di gioco e risultati, un brusco rallentamento in termini di punti, ma è infine riuscita a conseguire l’obiettivo del secondo posto.

La rosa si è mantenuta di ottima qualità, la società è riuscita ad adottare un approccio al mercato conservativo nei suoi punti di forza (tra i quali quello che oggi è probabilmente il miglior centrocampo di Serie A: De Rossi, Pjanić, Nainggolan, Keita), accumulando un importante bottino dalle cessioni di comprimari e reinvestendo i soldi nel miglioramento della formazione titolare.

In questo senso le cessioni di Bertolacci e Romagnoli sono due successi: il primo estraneo al progetto, il secondo rincalzo dalla panchina, le loro partenze hanno fruttato alle casse giallorosse ben 37 milioni (al netto degli 8 milioni spesi per il cartellino del centrocampista). Per ovviare alle partenze dei difensori (assieme a Romagnoli ha salutato anche Yanga-Mbiwa, altri 8 milioni) sono stati acquistati Rüdiger e Digne: da valutare nel campionato italiano, le operazioni rappresentano comunque una spesa esigua.

Ma è soprattutto in attacco che sono arrivati i rinforzi più importanti: con Džeko (prestito per 4 milioni con diritto di riscatto fissato a 11, +3 in bonus) e Salah (prestito per 5 milioni con diritto di riscatto fissato a 15) sono stati fatti due capolavori sia in termini economici che in termini qualitativi, e anche la scommessa Iago Falque (8 milioni) non va sottovalutata. Se si pensa che questi tre nuovi elementi (due dei quali certamente titolari) vanno a completare un reparto offensivo che comprende anche Gervinho, Totti, Iturbe e Ibarbo, ecco che l’entusiasmo non può mancare.

Nel complesso non si vedono difetti nella campagna di rafforzamento operata da Sabatini. Si potrebbe eccepire sui soldi spesi per Ibarbo (arrivato a gennaio in prestito oneroso a 2 milioni con diritto di riscatto a 14, non riscattato quest’estate ma ripreso nuovamente in prestito per 5 milioni con riscatto fissato a 8, ceduto poi in prestito oneroso a 2 milioni il 31 agosto) o sul prestito di fine mercato di Ljajić (che comunque ha un riscatto di 11 milioni), ma sono piccoli dettagli di un grande lavoro non solo ben fatto, ma addirittura chiuso in attivo di circa 30 milioni! Se poi, come regalo finale e inaspettato, si riuscisse a recuperare anche l’infortunato Strootman, gli obiettivi non potranno che incentrarsi attorno a sogni finora proibitivi.

Voto al mercato: 9 Voto alla rosa (obiettivo scudetto): 7.5

LAZIO

Cessioni: Ciani (-), Novaretti (-), Cana (-), Ederson (-), Gonzalez (-), Ledesma (-), Pereirinha (-), Perea (-), Cavanda (3). Acquisti: Patric (-), Milinković-Savić (10), Morrison (-), Kishna (4), Matri (-). Costi di esercizio: passivo di 11 milioni.

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Come spesso accade da quando la gestione della società biancoceleste è nelle mani del presidente Lotito, anche in questa occasione il mercato della Lazio è votato alla conservazione e al low cost. Pochissime le manovre in entrata, ancor meno sensibili quelle in uscita. Se da un lato questo può essere considerato un aspetto positivo per aver mantenuto il buon organico che ha conquistato il bel terzo posto dell’anno scorso, dall’altro è certamente un motivo di preoccupazione se si pensa alla mancanza di nuove motivazioni, all’eliminazione dalla Champions League durante il turno preliminare e al non indifferente impegno dell’Europa League da sostenere (stessa rosa, una competizione in più: il rischio di non ripetersi non è trascurabile). Inoltre, qualora le prestazioni dell’anno scorso non dovessero replicarsi, ci sarebbe da recriminare anche per non aver monetizzato subito con qualche cessione. In definitiva, né la permanenza di uomini-chiave come Biglia, de Vrij o Anderson, né la presenza di un tecnico capace quale è Pioli, possono salvare la sessione estiva dei capitolini da una grave insufficienza.

Voto al mercato: 4 Voto alla rosa (obiettivo quinto posto): 6

FIORENTINA

Cessioni: Neto (-), Diamanti (-), Gilardino (-), Aquilani (-), Pizarro (-), Vargas (-), Matos (-), Kurtić (-), Basanta (-), Gómez (-), Salah (-), Savić (10), Joaquín (2). Acquisti: Roncaglia (-), Błaszczykowski (1+6), Báez (3), Verdú (-), Kalinić (6), Astori (5+1), Gilberto (2), Suárez (-). Costi di esercizio: passivo di 5 milioni.

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La Fiorentina arriva da tre quarti posti consecutivi (con menzione speciale per il mancato terzo posto del 2013, “agguantato” in qualche modo all’ultima giornata dal Milan), nonché da tre anni di gestione Montella; se da un lato può essere stato opportuno cambiare guida tecnica per la conclusione di un ciclo, dall’altro il nuovo mister Paulo Sousa rappresenta ad oggi un punto interrogativo nonostante il grandioso inizio di stagione gigliato: il mister lusitano ha avuto un discreto successo oltreconfine, ma riuscirà a fare il salto di qualità con la Viola dando un vero seguito a quanto successo in queste prime giornate? Da valutare, per il momento vanno mantenute delle riserve.

La Fiorentina ha fatto una tra le migliori (se non la migliore) operazione in entrata di tutta la sessione estiva delle squadre di Serie A: l’acquisizione di Mario Suárez dall’Atlético Madrid, preso in cambio del difensore Savić più conguaglio di 10 milioni. Un’autentica squisitezza e lo spagnolo, con Borja Valero, potrebbe andare a formare una coppia di centrocampisti tra le migliori in Italia. La squadra ha lasciato andare alcuni degli uomini centrali nel progetto Montella ma si è rinnovata e mantiene una rosa di buona qualità. Al momento, pur considerando l’incognita dell’allenatore, assegno al mercato una sufficienza piena, con un mezzo voto di merito in più per l’operazione Suárez e un altro mezzo per la decisione di puntare su Kalinić, meno celebre ma per ora più efficace di Mario Gómez. Tuttavia la Fiorentina potrebbe contare – e tutta Italia lo spera e glielo augura – su un ulteriore nuovo vecchio acquisto a tempo scaduto qualora riuscisse a recuperare Giuseppe Rossi, vero fenomeno nostrano, che ha piene capacità per far sognare ai tifosi i piani alti della classifica.

Voto al mercato: 7 Voto alla rosa(obiettivo terzo posto): 6.5

NAPOLI

Cessioni: Britos (-), Mesto (-), Gargano (2), Inler (4), Zapata (-). Acquisti: El Kaddouri (-), Reina (-), Gabriel (-), Valdifiori (6), Allan (12), Hysaj (5), Chiricheș (6). Costi di esercizio: passivo di 23 milioni.

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Se c’è una cosa che balza agli occhi del mercato del Napoli è la mancanza di colpi ad effetto a cui il presidente De Laurentiis aveva abituato negli ultimi tempi: poche operazioni e a basso costo, e rosa che comunque riesce a migliorare grazie agli acquisti di Allan e Valdifiori in vece di Inler e Gargano. La società partenopea è poi riuscita a non cedere nemmeno uno dei suoi gioielli in attacco, reparto che oggi è forse il migliore del campionato, che conta giocatori del calibro di Higuaín, Callejón, Insigne, Mertens, Gabbiadini.

A fronte di un tale approccio conservativo, c’è un argomento che più di ogni altro permette di affermare che quello del Napoli è stato un mercato che può fare ben sperare i tifosi: il cambio di allenatore. L’addio di Rafael Benítez è una boccata di aria fresca per gli azzurri, al di là di quello che potrà poi rivelarsi il valore di mister Sarri. A causa del tecnico spagnolo e nonostante una rosa di indubbia qualità, negli ultimi due anni il Napoli ha raccolto delusioni e fallimenti (una analisi più dettagliata sul lavoro di Benítez in Italia è riassunta qui); in particolare, la stagione scorsa è stata una sequenza interminabile di figuracce dovute perlopiù alla testardaggine arrogante del madrileno, che esce impietosamente sconfitto dal confronto col suo predecessore Walter Mazzarri. Ed è in quest’ottica che viene fatta la valutazione: se a una buona rosa quale è quella del Napoli si sottrae un allenatore incapace di curare la fase difensiva e si aggiunge un allenatore con una mentalità più italiana, la previsione non può che essere ottimistica.

Tra le note negative il non aver preso un rinforzo adeguato tra i difensori, visto che Albiol pare non essere all’altezza del campionato italiano, e soprattutto la magra figura accaduta nell’affare Soriano per non essere riusciti a depositare il contratto in tempo utile per chiudere la trattativa.

Voto al mercato: 6.5 Voto alla rosa (obiettivo terzo posto): 7

INTER

Cessioni: Benassi (4), Podolski (-), Jonathan (-), Campagnaro (-), Felipe (-), Silvestre (-), Álvarez (11?), Mbaye (3), Duncan (3), Botta (3), Obi (3), Crisetig (5), Krhin (2), Kuzmanović (2+2), Bianchetti (1), Bardi (1+2), Shaqiri (17), Kovačić (35+5), Taïder (4), Andreolli (1+2), Hernanes (11+2), Schelotto (-). Acquisti: Murillo (8+1), Shaqiri (15), Santon (4), Biabiany (-), Miranda (12+2), Kondogbia (30+5), Montoya (1+8), Jovetić (15), Manaj (1), Perišić (16+3), Ljajić (2+11), Telles (2+8), Melo (4). Costi di esercizio: passivo di 4 milioni.

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Si parta da un presupposto: negli ultimi anni l’Inter ha conseguito piazzamenti in classifica tra il deludente e l’imbarazzante (nell’ordine, dal 2012 ad oggi: sesto posto, nono posto, quinto posto, ottavo posto) con l’aggravante che sono stati tutti risultati assolutamente meritati. In questa sessione si avevano due strade: o continuare con trattative di basso profilo avendo come obiettivo il pareggio di bilancio e mantenendo invariata la struttura di una squadra scadente; oppure investire un sacco di soldi per rifarla da cima a fondo nel tentativo di migliorarla, con il rischio di crac finanziari in caso di scelte sbagliate e mancanza di risultati. Ausilio è riuscito nell’impresa di sposare entrambe le possibilità: sono stati investiti oltre 100 milioni di euro nella campagna acquisti, e sono stati ricavati oltre 100 milioni di euro dalle cessioni; il risultato è una squadra completamente rinnovata in ogni reparto, pur conservando un bilancio sostanzialmente in pareggio. A eccezione dei due migliori giocatori della rosa (il portiere ed il capocannoniere del campionato), la formazione titolare è stata rivoltata come un calzino. Economicamente è stato fatto un lavoro da 10 e lode, grazie soprattutto a dei trasferimenti inaspettatamente fruttuosi (Kovačić a 35 milioni, Shaqiri) e ad una moltitudine di cessioni di giocatori meno che comprimari, una sorta di esodo biblico, che portano un ricavo economico non indifferente: oltre 20 milioni per Benassi, Mbaye, Duncan, Botta, Crisetig, Khrin, Bianchetti, Bardi (otto giocatori che sommati insieme non raggiungono 50 presenze in maglia nerazzurra), ai quali si aggiungono gli oltre 10 milioni per Obi, Kuzmanović, Taïder e Andreolli. Emblematico il caso Shaqiri, arrivato a gennaio per 15 milioni e rivenduto dopo sei mesi negativi per 2 milioni in più; il sospetto è che sia questa la chiave di lettura delle prossime sessioni di mercato: acquistare giocatori che, anche qualora dovessero andare male, possano essere poi rivendibili con un certo agio.

All’aspetto economico poi si aggiunge quello qualitativo, che è ciò che più interessa ai tifosi. Se si hanno dei dubbi su Murillo e Miranda, si pensi che non potranno fare peggio della premiata ditta Ranocchia-Juan Jesus; il reparto offensivo è stato indubbiamente completato e rinforzato con gli arrivi di Jovetić, Perišić e Ljajić che vanno ad aggiungersi a Icardi e Palacio; a centrocampo si è giocato il jolly su Kondogbia, secondo acquisto più costoso della storia dell’Inter (il primo è un tale Bobo Vieri, il terzo e il quarto si chiamano Crespo e Ronaldo: tizio, caio e sempronio) che pare essere una scommessa con un discreto margine di successo.

C’è anche qualche aspetto negativo, in primo luogo riguardo al non completo sfoltimento della rosa: è vero che sono partiti moltissimi giocatori, ma in squadra sono rimasti per esempio sei terzini (Santon, Nagatomo, Dodô e D’Ambrosio, oltre ai nuovi acquisti Montoya e Telles); si è cercato in tutti i modi di venderne almeno un paio, ma evidentemente non sono arrivate offerte soddisfacenti. Altra scelta a prima vista discutibile è stata l’arrivo di Felipe Melo, giocatore che va per i 33 anni e centrocampista come ce ne sono centinaia in Italia (un paio anche nella stessa Inter), per di più pagato 4 milioni; richiestissimo da Mancini, la società ha voluto accontentarlo l’ultimo giorno di mercato in assenza di ripieghi migliori, anche se l’operazione lascia più di un dubbio. Infine c’è la questione Hernanes: di certo è un giocatore che non aveva reso per come ci si aspettava, tuttavia avrebbe potuto fare comodo visto che in rosa non è rimasto nessun altro trequartista; per non parlare poi della squadra a cui è stato ceduto, la Juventus, andando così a risolvere un problema a una diretta avversaria per il terzo posto. Evidentemente l’Inter ha ritenuto inopportuno scommettere ancora sul trentenne brasiliano e ha colto al balzo la golosa offerta di 11 milioni (+2 di bonus) sperando di non doversene poi pentire in futuro.

C’è poi anche chi ha da eccepire sulla cessione di Kovačić, per qualche ragione non del tutto chiarita. Arrivato all’Inter per 11 milioni, in due anni e mezzo il 21enne croato ha mostrato alcune splendide giocate estemporanee alternate a numerose prestazioni evanescenti, senza che si sia mai ben capito quale fosse il ruolo a lui più congeniale. È giovane e ha tutte le possibilità per diventare un protagonista a livello mondiale, ma l’Inter non poteva permettersi di aspettarlo né tantomeno poteva lasciarsi sfuggire l’offerta del Real Madrid, irrinunciabilmente sopra le righe.

Voto al mercato: 8 Voto alla rosa (obiettivo terzo posto): 6.5

MILAN

Cessioni: Saponara (4), Robinho (-), Bonera (-), Pazzini (-), Bocchetti (-), van Ginkel (-), Destro (-), Essien (-), Rami (4), Muntari (-), Gabriel (-), Didac Vilá (-), Birsa (2), El Shaarawy (16), Paletta (-), Zaccardo (-), Matri (-). Acquisti: Ely (-), Nocerino (-), Niang (-), Antonelli (5), José Mauri (-), Bertolacci (20), Bacca (30), Luis Adriano (8), Romagnoli (25), Balotelli (-), Kucka (3). Costi di esercizio: passivo di 65 milioni.

bacca-adriano-milan

Ci si aspettava molto dalla sessione di mercato del Milan. Era cominciata con i migliori propositi: il mezzo miliardo di euro in arrivo assieme al nuovo azionista di minoranza, l’inizio dei lavori per la costruzione del nuovo impianto sportivo, il ritorno di Carlo Ancelotti in panchina, e poi la collaborazione con il fondo Doyen, gli arrivi già ufficializzati di Jackson Martínez e Kondogbia, ed il grande ritorno che avrebbe teletrasportato istantaneamente la squadra dal decimo al (nella peggiore delle ipotesi) terzo posto: Zlatan Ibrahimović. E invece… e invece mister Bee (che doveva arrivare ad inizio luglio, poi a metà agosto, adesso pare arrivi a fine anno – sempre che arrivi) è un mezzo desaparecido, lo stadio non si fa più, Ancelotti si prende un anno sabbatico, Jackson Martínez è sfumato all’improvviso («Ha telefonato Zapata dalla Colombia dicendo di non prenderlo perché Bacca è più forte», queste le parole di Silvio Berlusconi sulla vicenda), Kondogbia lo ha soffiato l’Inter. L’unica trattativa superstite – e di più: sponsorizzata – fino al 31 agosto è rimasta quella inerente al colosso svedese.

L’impressione è che sia stato un mercato affannato, di rincorsa: sembrava che il Milan avesse come obiettivo quello di dimostrare che poteva spendere tanti soldi. Appena accaduto quello che è accaduto con Jackson Martínez e Kondogbia (e qualcosa è accaduto: entrambi i giocatori fanno parte del circuito Doyen, entrambi i giocatori erano già praticamente ufficializzati, entrambe le trattative saltano il medesimo giorno) Galliani si fionda a corrispondere sull’unghia la clausola rescissoria di Bacca (30 milioni) e a strapagare Bertolacci (20 milioni): se per il 29enne colombiano si può comunque parlare di un buon attaccante nonché del titolare della squadra campione d’Europa nei due anni precedenti (Europa League, ma pur sempre Europa), non si trova invece alcuna spiegazione per la follia economica fatta per il centrocampista italiano. Se poi si aggiungono gli 8 milioni spesi per un Luiz Adriano che si sarebbe liberato a zero a gennaio, e i 25 milioni spesi per un buonissimo prospetto di difensore centrale – Romagnoli – che però ad oggi rappresenta non più che una scommessa (si pensi solo che qualche anno fa il “buonissimo prospetto di difensore centrale” si chiamava Ranocchia…), il risultato è una spesa di 83 milioni senza che sia arrivato nessun giocatore in grado di fare davvero la differenza e di togliere le castagne dal fuoco. Ma si è a metà luglio, c’è ancora molto tempo, e da Milanello trapela ottimismo: Mihajlović (che, a dispetto del mancato arrivo di Ancelotti, è probabilmente il miglior acquisto dei rossoneri) avrà il centrocampista che chiede con tanta insistenza, e semmai non dovesse arrivare non si avranno comunque problemi perché ci sarà lui, sempre lui, quel gigante svedese che eclisserà la speranza di qualsiasi avversaria.

Così, tra una vittoriosa amichevole estiva e l’altra, il Milan si accomoda aspettando Golia, rimbalzando blandamente tra un nome a centrocampo e l’altro. Si ritorna a parlare di Witsel, già cercato a fine giugno, ma lo Zenit non cede: 30 milioni. Galliani nicchia, gli inviti a cena non bastano ai russi, verte su Soriano della Sampdoria, alternativa più economica ma che piace molto al tecnico: con neanche 10 milioni l’affare si chiude. Le parti sono vicine, il giocatore è entusiasta e ha già le valigie in mano.

E ne frattempo arriva Balotelli. Inaspettatamente. L’incredulità di tifosi e addetti ai lavori monta e si palesa con forza attraverso tutti e cinque i sensi. Si giunge a sole due conclusioni: o Ibrahimović non arriva più e la società, oltre a ritenere che sia ancora un giocatore di calcio, giudica addirittura che Balotelli possa essere una valida alternativa; oppure Balotelli è il passaporto preteso da Raiola per il ritorno di Ibrahimović. Con malriposta fiducia e grazie anche a dichiarazioni ambigue della dirigenza rossonera, non potendo credere che qualcuno possa ancora ritenere Balotelli una scelta felice (qui una attenta disamina sulla fortunata ma fallimentare carriera del calciatore), l’opinione si forza a concentrarsi più sulla seconda possibilità: l’arrivo di Balotelli è la prova che il Gigante di Malmö è ormai in dirittura d’arrivo. In tutto ciò, il povero Soriano è ancora lì con le valigie in mano e attende la chiamata definitiva. Chiamata che non arriva, perché il Milan riapre la pista Witsel e traccheggia.

I giorni passano, il centrocampista non arriva, l’ombra del gigante sta svanendo. È il 31 agosto. Soriano, trattato per un mese dai rossoneri, è in viaggio per Napoli; Witsel, trattato per due mesi dai rossoneri, è in viaggio per Londra (sponda Tottenham). Finisce che Soriano rimane a Genova, Witsel rimane a San Pietroburgo, e a Milano arriva Kucka (chiamato anche il sempre-presente, perché sono quattro anni che ad ogni sessione di mercato finisce con puntualità nella lista dei possibili arrivi).

Si fanno le 23.00 e la speranza delle avversarie è illuminata a giorno: i nuovi acquisti del reparto offensivo rossonero sono Bacca, Luiz Adriano e Balotelli. Nessun colosso svedese, nessun titano scandinavo, nessun gigante vichingo, nessuna eclissi. Niente Ibra, a risolvere i problemi dovrà pensarci il BaLuBa.

Voto al mercato: 5. Voto alla rosa (obiettivo terzo posto): 5

Simone Verga

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