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sabato, 21 gennaio, 2017 3:55

«E alla fine ho vinto…»

19 giugno 2014 Sport

Grazie alla vittoria in gara-5, i San Antonio Spurs sono campioni della massima lega americana per la quinta volta negli ultimi 15 anni. «Sette anni e siamo ancora qua!» afferma Ginobili durante i festeggiamenti della vittoria. Che gli volete dire? Dopo la finale persa clamorosamente l’anno precedente, con un anno in più sulle ormai logore ginocchia e con un gruppo arrivato quasi al capolinea, gli Speroni Texani dominano sul parquet spiegando basket ad altissimi livelli e conquistando il Larry O’Brien trophy.

san-antonio-spurs-nba-champions-2014Per spiegare a freddo che serie è stata, si può provare a dividerla in due. Nella prima parte, comprendente le prime due partite giocate in Texas, le finaliste si sono date battaglia alla pari, rispondendo colpo su colpo e parziale su parziale alle offensive degli avversari. Gara-1, con il risultato di 110-95, è andata nelle mani degli Spurs, veri specialisti nell’iniziare con il piede giusto una serie (solo vittorie per loro nelle sei apparizioni alle Finals Nba), grazie a un parziale negli ultimi nove minuti di 30-9, complice anche un Lebron James uscito a sette minuti e mezzo dalla fine e rientrato in seguito per soli 20 secondi causa crampi. Gara 2 è stata invece vinta dalla squadra della Florida per 98-96, la quale con un Lebron da 35 punti e 10 assist si è confermata la miglior squadra nella Nba nel reagire dopo una sconfitta nei playoff con una vittoria, totalizzando 13 partite consecutive vinte in queste condizioni.

leonard-mvp-nba-finals-20141 a 1 e ci si sposta in casa degli Heat, Miami ora favorita? Il vecchio Pop non sarebbe stato d’accordo, e infatti grazie a qualche aggiustamento offensivo e difensivo la sua squadra ha giocato le più belle due partite che un giovane appassionato di basket abbia mai visto. Difese attente, attacchi corali e organizzati,  Diaw e Duncan superbi sui due lati del campo, Ginobili geniale come sempre, Parker decisivo in ogni secondo e la batteria di tiratori neroargento che: “ne mettete uno dentro ogni tanto?”. E poi c’è stato Kawhi Leonard, il ragazzo che non ti aspetti: a soli 22 anni ha limitato per lunghi tratti l’onnipotenza cestistica di Lebron (unico comunque a provare a battagliare fino alla fine) e ha segnato in due partite 49 punti con 17 su 25 dal campo. Risultato di tutto questo: 3 a 1 e si ritorna in Texas. All’AT&T Center si è visto, di nuovo, il peggio degli Heat, con Wade e Bosh non pervenuti, e il meglio degli Spurs sulla falsa riga delle due partite precedenti. 4 a 1, San Antonio campione e Leonard Mvp delle finals. Modificate tutti i vocabolari, ora alla voce “squadra” deve risultare “San Antonio Spurs”.

tony-parker-san-antonio-spurs-2014Standing ovation a coach Popovich che in questi anni è riuscito a creare e perfezionare una macchina di basket che ha impressionato il mondo intero; ma soprattutto alziamoci tutti per applaudire il primo italiano della storia a vincere un campionato Nba. Vero che nelle Finals non è stato utilizzato molto, ma il suo contributo l’ha dato ogni partita, ogni corsa dietro ai blocchi, ogni tiro rinunciato per darne uno migliore ai propri compagni e ogni sudata difensiva per provare a star dietro a mostri sacri come Allen e Wade. Dopo anni di grandi difficoltà, nei quali volevano mandarlo anche in D-League (la lega di sviluppo dell’Nba), il nostro Marco Belinelli si è preso una grossa rivincita e una volta inserito nel sistema del maestro Pop ha dato un apporto fondamentale lungo tutta la regular season, in particolare durante gli infortuni di Leonard e Parker, e ha aiutato il suo team a portare a casa il quinto anello della sua storia. Le lacrime di gioia che ha versato al termine della partita avvolto nel tricolore sono una vittoria per lui, per il suo paese, per la nostra Italia e per tutti quelli che amano questo sport. «Nessuno ha mai creduto in me» afferma dopo il match, «e alla fine ho vinto». Grande Marco.

L’ultimo pensiero di questa stagione va a Ettore Messina, il quale sarà con molte probabilità il prossimo assistant coach dei neo campioni in carica. Ritroverà Marco e Manu, già suoi giocatori a Bologna, e chissà, piccolo sogno, se e quando Popovich passerà ai piani dirigenziali e amministrativi degli Spurs (come hanno fatto altri grandi allenatori come Pat Riley e Phil Jackson) avremo il primo allenatore italiano di una squadra Nba?

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